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* CHI NON AMA LE MAMME ::

Vi avverto mamme, questo post non vi piacerà.
Ma d’altra parte si sa: sono le donne quelle che ostacolano maggiormente le donne.
No, non quelle che ci raccontiamo essere le nostre nemiche, le invidiose, le insofferenti, le insoddisfatte.

Le vere nemiche delle donne siamo noi.

Tetto di cristallo a parte, il resto è colpa nostra.

Sono convinta che per ogni mamma che va in maternità anticipata senza averne davvero bisogno, un’altra mamma verrà trattata peggio.

Ci sono maternità elefantiache: resto incinta e al terzo mese resto a casa; la legge mi tutela e posso stare a casa altri tre mesi; dopo chiedo il congedo parentale per 180 giorni al 30% di stipendio (in tutto, fin qui, sono rimasta a casa per 15 mesi: un anno e tre mesi); poi magari ho delle ferie arretrate da usare, ma se non le ho chiedo un’aspettativa. Magari nel frattempo resto incinta di nuovo. O mi do malata.

Io se fossi a capo di un’azienda non sarei così gentile con la mamma in questione al suo rientro.

Ti piace il lavoro che fai? Ne hai bisogno?
Che ti piaccia il lavoro che fai o che tu debba lavorare per pagare il mutuo il risultato non cambia: lavora!

In Lombardia, nel 2008 le donne che dopo essere diventate mamme hanno preso la decisione di lasciare il lavoro sono state 5.800; il 4,3% in più rispetto all’anno precedente.

* fonte: Io e il mio bambino

Perché?
Non ne avevano bisogno.
Non erano soddisfatte.

Qualunque sia il motivo, però poi non dite che è colpa del mondo del lavoro.

È una questione di cultura.

Al Sud  sono 9milioni le donne che hanno rinunciato a cercare un lavoro. Ma il problema non è solo italiano. In Inghilterra solo l’1% delle 30enni considera il lavoro una priorità.

* fonte: Grazia

Lo stesso discorso non vale – ma anche qui, come nel caso della maternità anticipata, c’è da valutare caso per caso – se la mamma in questione guadagna meno (o la stessa cifra) di quello che le toccherebbe dare all’asilo privato (quello comunale è un miraggio) o alla tata full time.

Qui a Milano (mi sto informando) si va da 800 a 1000 euro per la tata – uscite serali escluse – e intorno ai 700 euro per il nido.

In questo caso la domanda non è se vuoi risparmiare o meno, ma se al compimento della maggiore età di tuo figlio potrai mai tentare di rientrare nel mondo del lavoro.

Secondo me no.

25 Comments

  1. maria scrive:

    tutto vero purtroppo. sarebbe troppo facile liquidare dicendo che in alcuni casi una donna puo’ essere tentata o portata a comportarsi cosi’ dato il comportamento del capo o dell’azienda ma non lo farò.
    Posso dire che la cosa piu’ giusta a mio avviso è sfruttare le opportunità di conciliazione che abbiamo con coscienza. in un senso o nell’altro. ci rovinano le donne che se approfittano e ci rovinano anche quelle che non seguono i tempi minimi posti dalle leggi di maternità per rampantismo e potrebbero farlo, ponendo dei precedenti non perseguibili in azienda.

  2. Blimunda scrive:

    Analisi condivisibile, ma si rischia, come spesso accade, di fare un fascio della famosa erba. Per ogni mamma che se ne approfitta, una sta peggio, dici. Vero, ma che fare? Andare tutte a picchiare quella (quelle, purtroppo tante) che se ne approfittano? Dire che tutte le donne in gravidanza se ne approfittano, modello Brunetta con i dipendenti pubblici?
    Gettando, ancora una volta, la croce addosso alle madri rischiamo di dimenticare quelle (tante) aziende che fanno firmare le dimisisoni in bianco alle donne in età fertile. Quelle che al secondo figlio offrono due lire per sgomberare la scrivania, grazie. Quelle che per il solo fatto di essere portatrice sana di utero si sentono in diritto di chiederti durante il colloquio se vuoi fare figli, e quando. Quelel che infine, quando ritorni, ti hanno tenuto il posto sì, ma le mansioni faticosamente conquistate per anni te le scordi.
    Infine, e lo ripeterò fino alla morte: se tutti i padri si alternassero alle madri nella cura dei figli quando sono malati, quando c’è il pediatra, quando, quando, eviterebbero di far passare le madri come assenteiste croniche e quindi scarsamente appetibili sul lavoro. Fossi un datore di lavoro, anche io sarei stufa di donne che scappano alle 15 per un’emergenza all’asilo, sempre solo loro, come si fossero riprodotte per partogenesi.
    Ultima cosa: un asilo pubblico, a Milano, senza “sconti” per il reddito, si aggira intorno ai 440 euro al mese.

    1. Domitilla scrive:

      a entrarci nel pubblico!

      1. Jolanda scrive:

        Io al pubblico ci ho messo tre figli su tre. Sara’ solo fortuna? Oppure sara’ che non ho fatto richieste di asili pubblici fuori zona perche’ “meglio frequentati” o che non ho storto il naso al momento di consegnare qualsiasi informazione sul mio reddito (anche se e’ ben vero che sono peggio del Grande Fratello!)… Insomma, bisogna anche un po’ accontentarsi e cercare di far buon viso a cattivissimo gioco, perche’ a Milano c’e’ davvero carenza di asili (e molta!), ma ci sono anche tanti che non sono “elastici”.
        Almeno questa e’ la mia esperienza.

        1. Domitilla scrive:

          a Milano funziona così:
          c’è un bando (per partecipare dai tutti i tuoi dati, ovvio, reddito compreso) a cui puoi partecipare solo se ti nasce un figlio entro maggio;
          se il figlio nasce l’unica cosa che puoi fare è la cosiddetta iscrizione tardiva, il che si traduce in “aspetti che smaltiamo le liste di attesa di chi ha partecipato al bando e se ci avanza un posto è tuo”

  3. l'imprenditore scrive:

    Uno dei problemi maggiori, oltretutto, nella situazione attuale è che rientrare dopo un anno e mezzo, due al lavoro significa trovare un’azienda cambiata.
    Immaginiamo chi è andato in maternità a giugno 2008 e rientra a Gennaio 2010.

    Poi c’è il problema organizzativo aziendale, non è che puoi restare per 1,5 anni con una posizione scoperta, devi assumere. O usare una persona precaria.
    E se poi è brava (come è capitato a noi) o addirittura PIU’ brava?
    Cosa fare con la neomamma? Rientra e non la puoi demansionare, ti spiace fare la figuradi farla tornare e la sua scrivania non c’è più.

    Io sono per la maternità, e assumo anche ragazze giovani in età da sposarsi con ciò che ne consegue. Sono contro la discriminazione per quelle cose.
    Ma i problemi organizzativi esistono.
    E la legge contro una maggiore flessibilità (telelavoro, part time, incontri di coordinamento o aggiornamento su base periodica), o lavori o sei in maternità.
    Invece tenere un “filo” aiuterebbe azienda e collaboratrice a restare più allineati.

    Poi ci sono quelle che se ne approfittano ma è un’altra storia.

    Aneddoto: in fase di assunzione anni fa una signora (senza mia domanda, mi guardo bene dall’indagare su quelle cose) evidentemente per “invogliarmi” mi dice, lei, che non può avere figli.
    Poi prima ha preso cento permessi per adottare un figlio, purtroppo oltretutto era diventata una questione psicologicamente difficile con ripercussioni sul lavoro.
    E alla fine è riuscita a restare incinta.
    Naturalmente un nanosecondo dopo è andata in gravidanza a rischio, poi ha sfruttato tutto il periodo permesso fino all’ultimo giorno, poi le ferie, poi voleva ancora almeno un anno di aspettativa che abbiamo rifiutato (nel frattempo ci eravamo dovuti organizzare) e lei ha smesso di lavorare.
    Non ha mai ricominciato perché non si fidava a lasciare la creatura ad altri (come detto c’erano diversi problemi psicologici maniacali affiancati al discorso).

    Altre da noi si sono fatte la loro bella gravidanza senza troppe menate (una andrà via tra circa un mese per il periodo obbligatorio) e rientrando normalmente.

    1. Domitilla scrive:

      anni fa ho intervistato una donna imprenditrice, settore tecnologie; il suo discorso era educativo, da mamma diceva: resti a casa perché sei diventata mamma, scegli di non lavorare; magari usavi anche il pc in ufficio, a casa no; tuo figlio cresce; a 7 anni già è su internet; il mondo cambia, tu non ti sei aggiornata e non hai idea di cosa faccia tuo figlio seduto per ore davanti al pc; il lavoro ti avrebbe aiutata anche nel rapporto con tuo figlio…

  4. Panzallaria scrive:

    Sono mamma. Condivido parte di questo post, quando dici che chi abusa di un diritto lede gli altri. Un’altra parte, francamente, la trovo vergognosa.

    Non si possono sempre incolpare le donne perché la società non tutela la genitorialità (uso questo termine ad hoc, perché il problema figli non è una questione solo femminile, ricordiamocelo, si fanno in due!!!!) e spesso sono proprio le femmine a doversi fare carico della faccenda, in termini professionali.

    Io non so se tu hai un figlio ma nella mia esperienza personale posso dire che tornare al lavoro dopo 3 mesi dalla nascita è davvero INNATURALE.

    non so fare proposte alternative, ma trovo che questo post non aggiunga valore (perché nemmeno tu fai proposte alternative propositive) ma alimenti solo una polemica sterile che rischia di incolpare – come sempre – le donne.

    chiediamoci perché in tante non rientrano al lavoro
    e soprattutto
    chiediamoci se sono realmente felici, di non rientrare al lavoro.

    la legge non tutela affatto la genitorialità e tanto meno la maternità (forse solo se hai il culo ben piantato in un posto pubblico ma non è una situazione comune a molti) e fare un figlio diventa una scelta precisa, di campo per una donna. volente o nolente. e non è giusto.

    problema culturale? assolutamente
    problema di tutti? assolutamente

    e hai ragione
    le donne sanno veramente essere crudeli, intransigenti e ghettizzanti nei confronti delle altre donne.

    salvo poi trovarsi in mezzo a situazioni che se non le passi non sai come sono e
    capire cosa significa.

    inoltre

    come fai a sapere che ci sono maternità anticipate che non meritano di essere anticipate? sarei curiosa di conoscere i dati su cui basi questa considerazione assiomatica

    ciao
    panzallaria

    1. Domitilla scrive:

      per chi non vedeva l’ora di leggere un nuovo post ne scriverò presto uno su chi “prende malattia” per farsi il week end lungo
      ditemelo che neppure di questi non avete mai sentito parlare
      che brutto il mondo in cui vivo

  5. paola d'ignazi scrive:

    a me sembra che le uniche donne che danneggiano le altre donne sono quelle che scrivono post di questo genere, di un qualunquismo vergognoso. invece di pensare che sia un diritto per una donna che ha una gravidanza difficile poter stare a casa dal terzo mese e che sarebbe il minimo della civiltà estenderlo a tutte le donne lavoratrici, si afferma che questo è il motivo di malessere e disagio per le altre mamme. perché e percome poi non è dato sapere.
    tutto questo è incivile.

  6. M di MS scrive:

    Ecco quello che ho capito leggendoti:
    - alcune mamme (la maggior parte, la metà, poche…non si sa) approfittano delle leggi che tutelano la maternità, assentandosi dal lavoro per lunghi periodi. Così facendo danneggiano le altre che verranno trattate male dall’azienda, timorosa che anche queste se ne approfittino. A parer mio se c’è un medico che firma un certificato inutile allora commette un falso ideologico, ma stiamo parlando di maternità anticipata per motivi di salute. Congedo parentale, aspettativa e chi più ne ha più ne metta sono degli strumenti legali a disposizione delle persone. In tutta onestà vorrei sapere per quale motivo una donna che ne usufruisce al massimo deve essere giudicata lavativa e truffaldina: moltissime mamme desiderano stare il più possibile con i figli appena nati. E’ un momento bellissimo. Possono rinunciarci perché amano il loro lavoro e sono stufe di stare a casa, per avere lo stipendio pieno, per non farsi mobbizzare al ritorno, perché hanno i nonni. Embè? Molte mamme lavoratrici potrebbero dire tranquillamente che queste mamme sono delle krumire, che danneggiano quelle che vogliono godere dei propri diritti, rovinando la loro immagine agli occhi dell’azienda. E’ come il discorso delle riunioni indette alle sei di sera: se tutte dicono sempre sì e il modello di lavoro è solo maschile allora non si cambierà mai niente. E questo sì che danneggia le mamme!
    - Dimostrami che l’abbandono del lavoro è una questione di cultura perché non l’ho capito. Però non dirmi che al Sud non vanno a lavorare perché è più bello fare le mogli e stare a casa. Non ho capito in che modo le donne danneggiano le altre donne.
    - Ad un certo punto si lavora per pagare baby-sitteraggi vari, la somma dare-avere è zero però ti tieni il posto di lavoro. Verissimo, sono d’accordo. Quindi? In cosa sbagliano le donne?

    Scusa la lunghezza. Non ti arrabbiare, nulla di personale.

  7. Lanterna scrive:

    Alla prima maternità ero precaria: ho avuto diritto a 5 mesi all’80% e poi mi sono fatta fare una sospensione del contratto per 6 mesi, senza stipendio. Perché? Perché mio marito, col contratto agricolo, non aveva diritto al congedo parentale al 30%. Pare che dal prossimo anno, grandissima concessione, gli permetteranno di stare a casa ben 10 giorni in congendo parentale. Vi pare un incentivo alla parità? A me no. In quegli anni, abbiamo fatto salti mortali.
    Poi ho vinto un concorso statale. Ho cercato di andare fino all’ottavo mese, ma ho dovuto desistere 15 giorni prima (stavo da cani, infatti Ettore è nato in anticipo di 3 settimane). Ho sfruttato parte del congedo parentale della prima figlia (che non aveva ancora 3 anni) per tornare alla fine dell’estate.
    Già usufruire dei riposi per allattamento è stato vissuto dai miei capi come un affronto. Poi hanno cominciato ad ammalarsi i bambini (ma perché non fanno la visita fiscale per malattia del figlio?) e sono rimasta a casa io perché mio marito non ha diritto a niente. Poi, come abbondantemente annunciato a inizio anno (torno subito al lavoro, ma usufruirò del congedo durante l’estate, se no mi tocca spendere 1000 euro di GREST), sono stata a casa in estate.
    Mi rendo conto che per una ditta privata sarebbe stata una follia. Ma mi chiedo anche che senso avrebbe avuto tirarsi il collo per andare a lavorare e rigirare pari pari lo stipendio al GREST in estate o a una tata che mi tenesse i figli ammalati durante l’inverno, ammesso che una si senta tranquilla a lasciare i figli ammalati a un’estranea.
    Insomma, la questione è veramente complessa. Soprattutto, nel mondo di oggi, una che sfrutta i propri diritti perché non può fare altrimenti rischia di passare per quella che “se ne approfitta” perché ci sono troppi furbi in giro.
    Ma questo vale anche per tanti altri settori (vedi gli statali che, se si ammalano, sono fannulloni o gli invalidi che, se non sono evidentemente in fin di vita, sono dei truffatori).

    1. Domitilla scrive:

      grazie

      (…) la questione è veramente complessa. Soprattutto, nel mondo di oggi, una che sfrutta i propri diritti perché non può fare altrimenti rischia di passare per quella che “se ne approfitta” perché ci sono troppi furbi in giro.
      Ma questo vale anche per tanti altri settori (vedi gli statali che, se si ammalano, sono fannulloni o gli invalidi che, se non sono evidentemente in fin di vita, sono dei truffatori).

  8. Domitilla scrive:

    magari l’ho sottolineato poco (la prossima volta più bold per tutti!) ma la mia tesi è:
    le mamme sul lavoro sono spesso malviste

    spesso la colpa è dei padri che non stanno a casa se il bambino è malato, del Comune perché mancano strutture di sostegno adeguate (leggi asili), delle forme contrattuali senza tutela e così via al lungo elenco dei motivi per cui una mamma o neomamma è considerata meno produttiva di una donna senza figli

    la mia idea è che spesso le mamme sono malviste perché una mamma (numeri irrisori, statisticamente irrilevanti) ha creato il precedente “mamma=una che lavora meno/non lavora”

    ovvio che davo per scontato che dopo tanti anni si fosse capito che i blog non fanno giornalismo e che non serve sottolineare che sui blog si esprimono opinioni personali

    state bene

    1. M di MS scrive:

      Hai scritto:
      “ovvio che davo per scontato che dopo tanti anni si fosse capito che i blog non fanno giornalismo e che non serve sottolineare che sui blog si esprimono opinioni personali”

      Questo è un modo per tagliare corto e non risponderci?

      1. Domitilla scrive:

        volevo sottolineare che è una mia opinione che il pregiudizio è facile da alimentare, anche se credevo non fosse necessario ribadire che sul mio blog esprimo mie opinioni

  9. FairyVisions scrive:

    Non ho ancora figli, ma quando ne avrò, se la legge mi consentirà di passare con il mio bambino più tempo possibile, lo farò eccome!
    A volte, per chi è fortunata economicamente, il lavoro passa in secondo piano, tante cose passano in secondo piano, perchè sei diventata mamma e il tuo cuore scoppia di angoscia al solo pensiero di alzarti ogni mattina e mettere il tuo bambino nelle mani di un’estranea, di non passare con lui la giornata, di non seguirlo mentre si evolve perchè sei costretta a vederlo solo un’ora al giorno…perchè devi lavorare, magari anche se non ne hai bisogno, perchè sennò certe altre mamme (invidiose) si sentono offese. Ma per favore.

  10. lorenza scrive:

    senti, sarò sincera: ho letto il post di corsa e i commenti tutti, le prime 10 parole di ogni commento. due cose:

    - l’asilo nido comunale e privato a milano costano particamente lo stesso (485 € quello comunale, perché chiaramente le rette sono su redditi ridicoli, 600 € quello privato, dove però ti preparano il pranzo lì, al di là delle beghe burocratiche io non mi sono neanche posta il problema, ho scelto quello più vicino, e guadagnavo due lire, allora come adesso)

    -ho scritto un post che inizia quasi come il tuo.

    comunque, al di là di tutto, credo ci sia una concezione di lavoro e una cultura del lavoro che dovrebbe premiare meno la presenza e più il risultato (così, la butto lì), forse anche la visione delle mamme cambierebbe, a tal proposito.

    1. Domitilla scrive:

      il link del tuo post?

      1. lorenza scrive:

        sorry, l’ho pubblicato oggi, lo trovi per primo, comunque questo: http://milanoelorenza.blogspot.com/2009/11/di-leggi-e-cultura-aziendale-per-un.html (te l’ho incollato anche su friendfeed, sto facendo un marketing forsennato :-)

        1. Domitilla scrive:

          brava, così si fa (ti ho risposto anche su ff)

  11. marco scrive:

    Ciao, a me sembra che anche la maternità debba cambiare, come tutto il resto; forse stanno morendo i giornali, la famiglia non esiste più perché esistono tante famiglie, dalle campagne le persone vengono in città, nelle città – e in alcune città di più – si corre, lo spazio del tempo è compresso, eccetera. Mi sembra che alcune pensino al fare e crescere figli un po’ come li si faceva e li si cresceva 20, 30 anni fa. Oggi una donna a Milano probabilmente lo deve fare e poi lasciare molto, molto di corsa. Come fa quasi tutte le altre cose della sua vita, a Milano. Lo farà crescere un po’ con i nonni, un po’ con le tate, un po’ al nido, lo vedrà poco. Forse nascerà una nuova professione: quelli che aiutano i genitori a fare i genitori e lavorare (quando ha la febbre, quando il nido fa vacanze lunghe, quando quando).

    Io quando leggo certe cose penso a quelli che si lamentano delle piccole librerie indipendenti che scompaiono; cavolo il mondo cambia. Non scompaiono i libri, scompaiono le librerie. Qui non scompaiono le mamme o i genitori, qui forse scompare l’idea della mamma chioccia – e meno male. Forse i figli di queste nuove mamme a 18 anni se ne andranno di casa, finalmente.

    Io sono cresciuto con una mamma che lavorava, che spesso mi veniva a prendere all’asilo con ore di ritardo e io stavo nella portineria, da solo con la custode, ad aspettare che passasse. Poi più grande tornavo da scuola da solo, mi preparavo da mangiare, ero solo fino a sera. Sono cresciuto benissimo. OK, sono gay – ma non credo sia per quello, e comunque sarebbe un problema, mamme?

    1. Domitilla scrive:

      il mondo cambia e ogni cambiamento scombussola un po’, a quanto pare

      grazie (ma io sono una di quelle che penserebbe che no, non sarebbe un problema)

  12. Stasera ho tenuto in braccio la mia nuova nipotina che ha 40 giorni di vita. Che amore che tenerezza! Guardavo mia cognata: ha ancora la gioia negli occhi, non si accorge del rigurgitino che le sporca la felpa…e già deve attrezzarsi per tornare al lavoro. Deve disconnettersi dalla figlia, deve lasciarla in sospensione dalle nonne. Deve contrattare il tempo del riposo con il desiderio di interagire con la piccola. La fase eroica è finita con il parto, ora è iniziato il lento e inesorabile distacco…non dovrebbe essere così. Il mondo cambia ma i figli vogliono le stesse identiche cose di sempre, siamo noi mamme a volere qualcosa di diverso e prima del previsto! Ciao

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  • 18 November 2009 at 15:09 PaolaDA
    hai ragione...ma sulla contabilità dei mesi di assenza dal lavoro per neo-mamme volevo dire che potrebbero anche essere minori, o diversi, se solo qualche papà decidesse di ricorrere al congedo parentale (L 53 del 2000, T.U. sulla maternità e paternità nel 2001, esteso nel 2003 ai lavoratori/trici autonome). ma... qualcuna di voi conosce un papà che ne abbia usufruito? Se il lavoro di cura (figli e casa) non viene condiviso con il proprio compagno, può diventare un macigno anche per una mamma molto appassionata al suo lavoro.
  • 18 November 2009 at 15:12 Napolux
    Qualcosa mi dice che a mia cognata dovrebbero fischiare le orecchie. Praticamente è a casa da quando ha scoperto di essere incinta... :P
  • 18 November 2009 at 15:15 Sara Maternini
    Purtroppo ci sono contratti che, pur rifacendosi a quello nazionale, non prevedono l'applicazione del congedo di paternità per i padri... In pratica il congedo di paternità in Italia è un'utopia
  • 18 November 2009 at 15:16 paolina
    è un discorso che poi si può estendere, perché la tipologia "ho il diritto a farlo quindi lo faccio" è diffusa anche per altre cose. e sono d'accordo, secondo me in qualche modo si ritorce contro gli altri.
  • 18 November 2009 at 15:17 pestoverde
    @PaolaDA, io mi sono informato e lo volevo prendere, il congedo. Ma non posso prendere quello all'80%. Quello è solo per le mamme. O per i padri vedovi. Per me c'erano 6 mesi al 30%. Conosci qualcuno che si può permettere di rinunciare al 70% dello stipendio dell'uomo di casa (con le disparità di trattamento economico di oggi)?
  • 18 November 2009 at 15:18 pestoverde
    Aggiungo, per chi parla di cose bellissime che non conosce: la legge italiana al padre da UN GIORNO di congedo per la nascita di un figlio. TRE per il lutto. Mia figlia è nata di sabato: non ho avuto nemmeno quel giorno (rigorosamente quello della nascita).
  • 18 November 2009 at 15:21 marta
    mmmm sono d'accordo solo in parte con l'analisi fatta... si parla di chi non rientra più in ufficio perché finirebbe a spendere lo stipendio in asili e tate come di una minoranza tra quelle che abbandonano, invece da quanto ne so e da quanto vedo è la ragione principale (e no, non hai bisogno di aspettare che tuo figlio sia MAGGIORENNE per ricominciare a lavorare...c'mon!)
  • 18 November 2009 at 15:23 lalui
    sì è la maternità facoltativa che si può condividere col padre, quella è al 30% per entrambi
  • 18 November 2009 at 15:29 Francesca
    in ufficio stiamo vivendo, male, un'esperienza simile, con un rientro dalla maternità dopo un anno di silenzio totale, con una lista di diritti lunga km, un orario ridotto e la presunzione di dire "beh, sono poi stata fuori SOLO un anno, mica tanto". Si, ma non lavori alle poste.
  • 18 November 2009 at 15:33 Stefania/stered
    Sono d'accordo con te, ma a volte succede per colpa dell'azienda http://www.nonsogno.com/2009/11/17/decisioni/
  • 18 November 2009 at 15:33 lalui
    Credo che generalizzare non faccia per niente bene alla questione, dipende sempre da caso a caso. E pretendere che una donna non usufruisca dei propri diritti perché va a discapito dei colleghi è come pretendere che uno che si è rotto una caviglia vada al lavoro con le stampelle invece di stare a casa in malattia. L'ho fatto, quello di andare al lavoro zoppa, non lo rifarei più.
  • 18 November 2009 at 15:40 Francesca
    lalui, non fraintedermi, ovviamente ognuno usufruisce dei propri diritti, quando li ha, ed è corretto. Io però credo che ci sia la giusta misura per tutto, e per ogni diritto c'è un dovere da rispettare, tutto qui. Stered, si è vero, spesso è a causa dell'azienda (da noi non è questo il caso), ma qui torniamo all'introduzione di sem "Sono convinta che per ogni mamma che va in maternità anticipata senza averne davvero bisogno, un’altra mamma verrà trattata peggio."
  • 18 November 2009 at 15:43 Stefania/stered
    Francesca il problema di questa mamma è che per il primo figlio ha fatto tutto come doveva essere fatto, solo la maternità necessaria, poi è tornata al lavoro perché le serviva lo stipendio e si è trovata mobbizzata.
  • 18 November 2009 at 15:44 Sara Maternini
    Però, a me vien da aggiungere: siam sempre lì. Se ho diritto di usufruire della maternità anticipata, dovrei mettere a repentaglio la mia salute e quella del futuro bambino in nome del lavoro? La maternità è un periodo che ognuna di noi vive in maniera molto singolare e non per tutte è uguale. Ci sono anche casi che la legge non fa rientrare nel concetto di maternità anticipata, funzionari INAIL che ti insultano anche solo se chiedi informazioni (che ovviamente sul sito non ci sono), donne che se ne approfittano, non si discute... Non so, negli anni ho imparato a mettere prima affetti e famiglia e poi il lavoro: gli affetti e la famiglia rimangono, il lavoro cambia, c'è, non c'è, è precario, e a fine giornata, cosa mi lascia? Poi, per carità, ognuna decide ciò che è meglio per sé stessa...
  • 18 November 2009 at 15:52 Semerssuaq
    se vi interessa il post ce l'ho in bozze da tempo e il titolo era * GIOCARE LA CARTA DELL'ALIBI O FARSI CHIAMARE WONDERWOMAN, APPUNTI PER UNA GIUSTA VIA DI MEZZO :: e, per la cronaca, non contesto chi usufruisce di un diritto, ma di chi ne abusa (mai sentita nessuna storia che inizia con "ho chiesto al mio medico il certificato per stare a casa"?)
  • 18 November 2009 at 15:53 pestoverde
    non scherziamo, se serve si prende l'anticipata, la facoltativa e anche l'aspettativa dopo. il punto è che quella percentuale (alta? bassa? non so) che approfitta dell'occasione pur non avendone diritto mette in difficoltà chiunque gli orbiti intorno, colleghi in primis. e le condizioni di lavoro si fanno leggermente peggiori anche per questo. e soprattutto per le successive mamme.
  • 18 November 2009 at 15:54 Semerssuaq
    ma il suo commento non vale, è mio marito ;-)
  • 18 November 2009 at 15:55 Francesca
    Stefania, ho letto, infatti non vorrei generalizzare un argomento che io stessa vivo "dall'altra parte", non come mamma, ci mancherebbe. Semplicemente ho riportato una situazione che l'intero ufficio (70% donne) sta vivendo abbastanza male. Poi che la situazione sia figlia di una cattiva gestione dell'intera faccenda è un altro discorso. Per l'anticipata, è un diritto, nemmeno io metterei a rischio la vita di un bambino o vorrei vedere un'anticipata negata, però come si dice nel post, a volte si abusa di questo diritto.
  • 18 November 2009 at 15:58 Semerssuaq
    grazie
  • 18 November 2009 at 15:58 pestoverde
    In realtà scrivo perché ho una collega che è stata a casa annunciando ridendo ai colleghi che "approfittava" (non avendo diritto all'anticipata) e ora che è tornata passa il tempo a fare decoupage delle foto della figlia sulle ante dell'armadio. Se le chiedi una mano, sbuffa e si volta. Se la chiede il capo, sbuffa e poi la fa controvoglia. Non è un problema legato alla maternità, ma al modo di stare in azienda. Chi ne approfitta, probabilmente, non era un'appassionata neanche prima. (ne esistono anche al maschile, di questi. Con malattie in montagna o al mare. Ne ho un paio abbastanza vicini di scrivania)
  • 18 November 2009 at 16:02 laflauta
    ..poi dicono che i fannulloni stan solo in comune.
  • 18 November 2009 at 16:18 Franco Bellacci
    per 5 anni ho fatto il responsabile del personale ed ho visto un po' di tutto. Qualcuno che si è approfittato, ma anche ragazze che si interrogavano se fosse più conveniente rinunciare ad una parte dello stipendio e a qualche treno di carriera oppure se passare direttamente buona parte dello stipendio al nido privato o alla tata, perchè non avevano a disposizione il miglior servizio per l'infanzia che c'è oggi in Italia (i nonni). Non c'è dubbio che gli approfittatori rimangono tali, ma sono altrettanto convinto che i servizi per l'infanzia oggi siano parte del problema e non la soluzione.
  • 18 November 2009 at 16:43 PaolaDA
    è come se alla fine mancasse una possibilità reale e diffusa - se non individuale - a affrontare veramente in toto le conseguenze del mettere al mondo un figlio/a. una volta si parlava di maternità sociale, poi solo di conciliazione tra i diversi tempi di vita, ora il problema è mera "contrattazione" (con compagno, azienda, strutture, famiglia di origine, tate, etc.), quindi è lasciato alle possibilità e alla forza individuale... questo mi fa paura perchè io non mi sento forte. Ho visto anch'io come molte donne siano disponibili ad abdicare spontaneamente alla propria identità lavorativa, nel momento in cui la nascita di un figlio/a gliene fornisce un'altra nuova di pacca. Anzi, alcune rinunciano alla propria identità lavorativa proprio "ab origine" (nel senso che proprio non se ne costruiscono una). mah...continuo a chiedermi: questo succede anche per un uomo?come la vive l'altra metà questa contraddizione?
  • 18 November 2009 at 16:49 blimunda
    Analisi condivisibile, ma si rischia, come spesso accade, di fare un fascio della famosa erba. Per ogni mamma che se ne approfitta, una sta peggio, dici. Vero, ma che fare? Andare tutte a picchiare quella (quelle, purtroppo tante) che se ne approfittano? Dire che tutte le donne in gravidanza se ne approfittano, modello Brunetta con i dipendenti pubblici? Gettando, ancora una volta, la croce addosso alle madri rischiamo di dimenticare quelle (tante) aziende che fanno firmare le dimisisoni in bianco alle donne in età fertile. Quelle che al secondo figlio offrono due lire per sgomberare la scrivania, grazie. Quelle che per il solo fatto di essere portatrice sana di utero si sentono in diritto di chiederti durante il colloquio se vuoi fare figli, e quando. Quelel che infine, quando ritorni, ti hanno tenuto il posto sì, ma le mansioni faticosamente conquistate per anni te le scordi. Infine, e lo ripeterò fino alla morte: se tutti i padri si alternassero alle madri nella cura dei figli quando sono malati, quando c’è il pediatra,...
  • 18 November 2009 at 16:53 Semerssuaq
    questione asilo: in zona maciachini i costi sono 750 inclusi i pasti, 700 esclusi (ma 5 euro a pasto da pagare a parte)
  • 18 November 2009 at 17:05 blimunda
    asili pubblici??? Pazzesco. Noi siamo nelle campagne e quindi magari costa meno, ma ho un'amica in Zara che per un nido privato non arriva a 500 e senza extra per i pasti. Boh.
  • 18 November 2009 at 17:07 Semerssuaq
    ferma, privato; quello comunale, come dicevo, è un miraggio: se ti nasce un figlio a luglio entri nelle iscrizioni tardive che vengono smaltite dopo la lista d'attesa di quelli che hanno partecipato al bando; quindi: non entrerà mai
  • 18 November 2009 at 17:08 Semerssuaq
    e cmq chiedi all'amica il nome dell'asilo a Zara che ci vado di corsa se costa così
  • 18 November 2009 at 17:12 Luigi Centenaro
    post interessante, il punto è che significa esattamente "senza averne davvero bisogno"...
  • 18 November 2009 at 17:16 Luigi Centenaro
    Ad ogni modo qui a Cernusco SN (MI) nido comunale nella mia fascia un orribile 690 euro (fino alle 4) con screening del DNA incluso e controllo delle referenze fino ai bisnonni, mentre nel privato sotto casa 550 circa.
  • 18 November 2009 at 17:20 blimunda
    sì, la mia infatti è antrata l'anno dopo, cioè ho fatto domanda due volte e ho vinto alla seconda.
  • 18 November 2009 at 17:58 Francesca Sanzo
    quoto chi ha i brividi per un post come questo. l'ho scritto anche nei commenti a suddetto post. il fatto che lo abbia scritto una donna, i brividi li mette ancora di più. come se la questione fosse solo femminile.
  • 18 November 2009 at 18:01 Francesca Sanzo
    inoltre, scusate: ma dove sono gli asili che costano 700 euro???? spesso è una leggenda metropolitana. a bologna (città più cara di milano) la quota massima per un nido pubblico è di 300 euro. per un nido privato forse sale un po' ma 700 euro non li paga nemmeno montezemolo se va alla scuola steineriana...poi, parliamone, da dove viene tanta certezza sul fatto che molte madri stiano in anticipata senza averne diritto??? la signora domitilla ferrari è una ginecologa??? non mi pare, almeno stando al suo cv su linkedin. e se vengono dal resto del carlino, ecco, allora è tutto chiaro...
  • 18 November 2009 at 18:04 Semerssuaq
    Francesca, se vuoi ti do i numeri di telefono degli asili vicino casa, chiami e senti se è una leggenda metropolitana o quelli sono i prezzi (sì, sono privati, ma ripeto il bando per i comunali nata la piccola erano già chiusi e siamo in lista d'attesa; no, non vivo a San Babila)
  • 18 November 2009 at 18:07 Francesca Sanzo
    ok, sul nido, se è esperienza diretta, ci credo. ma sul resto, ti prego, argomenta. nel senso: da dove ti arriva la certezza che molte donne se ne approfittino? quali dati stai usando? perché ne fai solo una questione femminile? giuro che sono disponibile a capire e anche a dire "ok, forse c'hai ragione tu" ma non partendo dal tuo post, che non costruisce ma polemizza e basta.
  • 18 November 2009 at 18:08 Semerssuaq
    copio dai commenti "Qualcosa mi dice che a mia cognata dovrebbero fischiare le orecchie. Praticamente è a casa da quando ha scoperto di essere incinta... :P" - Napolux /Evidentemente queste mamme non le ho incontrate solo io nella mia fantasia :-D
  • 18 November 2009 at 18:11 Francesca Sanzo
    ah ok. ho capito il presupposto. a questo punto mi sa che allora, difficilmente potrò dire di essermi sbagliata. si sta generalizzando partendo da qualche caso. mi chiedo però come tu o napolux possiate decidere chi è che può o non può andare in maternità anticipata e quali sono i parametri certi con cui considerate una mamma a rischio e un'altra che invece sta banfando per fregare l'azienda (e noi altri)...scusami, ma il tuo post lo trovo molto triste, soprattutto perché scritto da una donna e a quanto mi sembra di capire, pure mamma.
  • 18 November 2009 at 18:12 Luigi Centenaro
    Sarebbe bello allora sentire la versione della cognata di Napolux, magari cerca un bimbo da 10 anni e non riesce a gestire l'attesa con tranquillità, magari ha perso 3 figli mentre lavorava ... insisto il punto è che non è facile giudicare il "bisogno"...
  • 18 November 2009 at 18:13 Francesca Sanzo
    quoto luigi in pieno. ha detto meglio, quello che avrei voluto dire io.
  • 18 November 2009 at 18:25 LaPulce
    a me sembra che le uniche donne che danneggiano le altre donne sono quelle che scrivono post di questo genere, di un qualunquismo vergognoso. invece di pensare che sia un diritto per una donna che ha una gravidanza difficile poter stare a casa dal terzo mese e che sarebbe il minimo della civiltà estenderlo a tutte le donne lavoratrici, si afferma che questo è il motivo di malessere e disagio per le altre mamme. perché e percome poi non è dato sapere. tutto questo è incivile.
  • 18 November 2009 at 18:26 Napolux
    Il punto è che molti pensano che la gravidanza sia una malattia e come tale la trattano, nonostante nella stragrande maggioranza dei casi non ve ne sia bisogno. Certo è che se ti presenti in azienda con un certificato medico che "avalla" questi comportamenti c'è poco da fare. Io comunque il culo lo farei al medico, non certo alla donna...
  • 18 November 2009 at 18:32 Francesca Sanzo
    @napolux: assolutamente d'accordo sul fatto che la gravidanza oggi è fortemente medicalizzata.
  • 18 November 2009 at 18:55 Francesca Sanzo
  • 18 November 2009 at 18:55 Luigi Centenaro
    @Sara Maternini: nel commercio e nel metalmeccanico la paternità non è affatto un'utopia, te lo dico per esperienza personale
  • 18 November 2009 at 20:27 Semerssuaq
    rissumo per chi, andando di fretta, non avesse letto bene il post e non avesse colto il senso del mio messaggio: 1. ogni riferimento a fatti e persone non è casuale nè di fantasia 2. non sono la sola a conoscere donne che ammettono di avere approfittato di un medico compiacente per strappare qualche mese in più a casa 3. non generalizzo, ma questi pochi casi creano un precedente e - a mio avviso - è per questo che molte aziende sono mal disposte verso le future mamme 4. non ho mai detto che chi ne ha diritto e bisogno non debba stare a casa, anzi 5. oltre alle mie impressioni personali oggi, prima di scrivere il post mi sono documentata
  • 18 November 2009 at 20:51 Alessandra Farabegoli
    Non credo proprio che i problemi femminili siano causati da donne che scrivono post come quello di Semerssuaq. E francamente sono un po' stufa di sentire solo del gran frignarsi addosso.
  • 18 November 2009 at 20:52 Semerssuaq
    evviva!
  • 18 November 2009 at 20:57 Francesca Sanzo
    bhe. ma infatti siam qua che attendiamo i dati con cui ti sei documentata e in base ai quali affermi la tua opinione in forma di giudizio.no perché quando si esprimono pareri così forti e con tanta fermezza, dando per assodato che troppe persone abusano di un diritto sancito dalla legge e si esprimono opinioni sull'interpretazione che danno altri del lavoro, ci si aspetta quanto meno il dato no? e comunque si, secondo me post come il tuo sono davvero nocivi: senza dati sono futile polemica che incita all'intolleranza nei confronti degli altri
  • 18 November 2009 at 20:58 Francesca Sanzo
    e resta un mio parere. e quello di mio cugino. sono pochi casi, ma tu mi insegni che hanno valore se argomentati con abbastanza fermezza no? ;-)
  • 18 November 2009 at 20:58 Semerssuaq
    io non insegno nulla (e mai detto "troppe persone")
  • 18 November 2009 at 20:59 Francesca Sanzo
    ah ok
  • 18 November 2009 at 20:59 Francesca Sanzo
    sembrava
  • 18 November 2009 at 21:58 Silvia - Mamma Imperfetta
    Eh no, cari miei. Se in "ille" post sulle mamme blogger tutte cuoricini diedi manforte all'autrice, qui francamente mi pare che si strafaccia. Ma chi pensa nel 2009 che la gravidanza sia una malattia? Ma chi? Ma siamo rimasti al secolo scorso mi sa. Però ci siamo rimasti nei pregiudizi, non nella fattività. In che mondo vivono Domitilla e Napulux? No perchè io vivo dove le gravide lavorano anche troppo, dove i ginecologi ti dicono "frena, rallenta", dove il medico di base ti dice "hai il collo dilatato, ti metto in anticipata forzata se non ti dai una calmata". Io vivo in questa società qui. Dove le gravide non si possono nemmeno più permettere di godersi la loro regressione empatica emotiva perchè il mondo le vuole fuori da loro stesse, le vuole efficienti e scattanti mentre le beta le farebbero dormire 20 ore al giorono, le vuole con il sorriso stampato alla scrivania mentre hanno appena vomitato nel cesso. Io vivo in questo mondo qui. Voi dove vivete? In azienda con me ce n'è una che si fa 180 km al giorno in auto da...
  • 18 November 2009 at 22:36 PaolaDA
    @Silvia - anch'io vivo in quel mondo lì. magari è una banalità, ma nel fare i conti con la maternità le differenze non sono solo a livello di soggettività di chi vive l'evento, ma tanto fanno i contesti sociali/familiari/aziendali. Lo spazio di scelta, e di manovra, a volte è molto ristretto. Per alcune non esiste quasi, non possono scegliere e vanno avanti. Per "mettere al mondo il mondo" ci vogliono coraggio e incoscienza, si sa. Ma per alcune è più difficile che per altre. Alcune vanno avanti più coraggiosamente di altre. ringrazio luigi per la sensibilità e l'empatia, è vero che ognuna ha motivazioni individuali private e ingiudicabili dall'esterno ed ogni uomo che prova ad immedesimarsi per me è prezioso.
  • 19 November 2009 at 00:01 Flavia
    Conosco sì casi di gente che approfitta e tra una cosa e l'altra sta a casa due anni e poi si lamenta pure, casi di datori di lavoro che discriminano le donne anche convincendosi di essere nel giusto a causa di questi precedenti, oppure dopo due o tre maternità simultanee dicono "mai più assumere donne". Ma conosco anche casi come quelli di Silvia. La verità non sta mai nelle generalizzazioni. C'è una semplice discriminante secondo me: se ami il tuo lavoro, ne senti il bisogno, e dopo qualche mese la mancanza. se scaldi una scrivania, ti fa schifo quello che fai e ti serve solo uno stipendio a fine mese...vedete voi se il primo pensiero non è "chi te lo fa fare di passarlo al nido o baby sitter", il che è tristissimo. donne o uomini che siano, questa è la differenza di atteggiamento che vedo. io alla storia del "diventi mamma, cambiano le priorità della tua vita" e quindi ti passa la voglia di lavorare, ci ho sempre creduto poco. ti passa del tutto se già ne avevi poca prima. opinione del tutto soggettiva e personale e...
  • 19 November 2009 at 08:07 LaPulce
    ah ti sei documentata? e dove sono i dati di questa tua "ricerca"? quanti sono i casi che hai studiato, 10? 100? 2000? o forse tre o quattro? perché invece io conosco solo donne che come me hanno dovuto lavorare fino a una settimana prima del parto e che come me, con una figlia di poche settimane, sono tornate a lavorare. e questo non è certo colpa delle donne che hanno diritto al congedo per maternità. ma continuiamo a usare questi termini come "frignare" e "approfittarsi" e indignamoci perché ci sono donne lavoratrici che ancora godono di qualche diritto e non lo facciamo invece per chi questi diritti non li ha più. ripeto, post come questi sono una vergogna!
  • 19 November 2009 at 08:26 blimunda
    Però, ragazze: è di nuovo un mamme contro mamme, donne contro donne. Possibile che non si riesca andare oltre che stigmatizzare e giudicare i comportamenti altrui? Ci sono quelle che se ne approfittano (come in tutti i settori); ci sono quelle che, schiacciate dal senso del dovere, lavorano fino al giorno del parto. Ci sono anche quelle che devono lavorare fino al giorno del parto (pena non vedere un euro) perché precarie. Il punto non è farsi gnegnegne le une con le altre, ma unirsi per chiedere diritti essenziali per tutte. Magari meno, ma per tutte: una teoria è che le donne italiane sono viste come una minaccia dai datori di lavoro perché qui da noi la maternità è troppo tutelata e permette di approfittarsene, creando storture e disparità di trattamento: pensiamo anche a questo. Chiedere con forza più posti nei nido (a prezzi umani), ad esempio: queste sarebbero le battaglie da combattere, non la solita, trita guerra fra donne.
  • 19 November 2009 at 08:51 Sara Maternini
    Stramegalike a blimunda!!!
  • 19 November 2009 at 09:15 Sara
    voto blimunda
  • 19 November 2009 at 10:04 Semerssuaq
    il mio prossimo post sarà * LE COSE CHE CREANO UN PREGIUDIZIO LA MAGGIOR PARTE DELLE VOLTE NON SONO QUELLE NUMERICAMENTE RILAVANTI ::
  • 19 November 2009 at 10:19 Semerssuaq
    i pregiudizi sono una brutta cosa
  • 19 November 2009 at 10:22 Alessandra Farabegoli
    a me veramente era parso di leggere che la colpa fosse stata imputata nn alla categoria di persone, ma al fenomeno stesso.
  • 19 November 2009 at 10:29 Serena
    io ho l'impressione che il problema sia leggermente mal posto. Chi ruba è un ladro e basta. E questo è vero di qualsiasi persona che presenta un certificato di malattia fasulla, o che dichiara la metà di quello che guadagna. Un atteggiamento del tipo me ne frego dell'azienda, spesso denota un pessimo rapporto con il datore di lavoro. Se io ho dei dipendenti, devo preoccuparmi della salute e del benessere dei miei dipendenti. Nel senso che devono stare bene in ufficio e sentire che è un bel posto in cui stare
  • 19 November 2009 at 10:32 Serena
    Se io sono incinta, ho le nausee al mattino e alla sera, e mi trascino in ufficio, e tu mi metti riunioni ad orari impossibili, o mi dai mansioni pesanti, è ovvio che io mi faccio fare il certificato medico e con il cavolo che vengo a lavorare. Se ci aggiungi che il lavoro non mi piace e che i miei colleghi di ufficio dimostrano solo di volermi fare le scarpe, allora non mi sento nemmeno troppo in colpa. Ho un'amica, che incinta è stata messa a fare cose impossibili, e giustamente ha approfitattto del congedo.
  • 19 November 2009 at 10:51 Sabrina Briganti
    @Serena: nel qual caso non si tratta neanche di approfittarsene. Sempre per portare esempi alternativi, ho un' amica che nonostante una minaccia d' aborto al secondo mese è andata in congedo all' ottavo (contro il parere del medico), rischiando un parto prematuro (la settimana dopo il congedo finì in ospedale). Per me è scema (visto anche i trattamenti che subisce in ditta, ma questa è un' altra storia). Un' altra è rimasta incinta 3 volte e 3 volte è andata in congedo anticipato (e ha comunque subito 3 aborti spontanei). Io ho lavorato (ero in proprio) fino alle 18.00 del giorno in cui sono stata ricoverata in ospedale. Ma io non facevo un lavoro pesante E non ho avuto alcun tipo di problema durante la gravidanza (neanche le nausee, per dire).
  • 19 November 2009 at 11:13 Stefania
    io vorrei solo sapere come fai a stabilire TU il "senza averne davvero bisogno".
  • 19 November 2009 at 11:31 Semerssuaq
    lo dicono, il punto è questo, che quelle che lo fanno lo dicono (devo dire lo giuro o vi fidate?)
  • 19 November 2009 at 11:51 Serena
    @Semerssuaq io ci credo che esistono persone così. Il punto difficile da stabilire è quante sono in percentuale al totale. Se sono poche dubito che siano loro a creare pregiudizi. Diciamo che diventa facile per chi i pregiudizi ce li ha, prenderle ad esempio per dire "lo sapevo! Sono tutte uguali"
  • 19 November 2009 at 11:54 Semerssuaq
    quindi siamo d'accordo
  • 19 November 2009 at 13:35 Igraine
    Non so se vi siete accorti di questo: http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/padri-parto/padri-parto/padri-parto.html. Ora anche i padri (si spera) avranno l'obbligatoria.
  • 19 November 2009 at 13:45 Igraine
    Credo che in Italia il mercato del lavoro sia drogato dai super stipendi dei manager, e dal conseguente stato di semi-schiavismo degli altri lavoratori, precari o meno. Non sarà un caso che lavoriamo molto di più di altri paesi più "sani" (vedi Olanda etc..). Poi è da verificare sempre, prima di lanciare strali contro chi usufruisce della maternità anticipata, cosa si farebbe essendo nelle condizioni di fruirne. Beninteso, sono d'accordo che una maternità anticipata finta sia un furto, come mille altre cose: non pagare le tasse, usare lavoratori in nero, e così via.
  • 19 November 2009 at 13:55 annalibera
    quattro parole: permesso di paternità obbligatorio
  • 19 November 2009 at 14:23 Igraine
    Buona notizia, no, annalibera?
  • 19 November 2009 at 18:12 PaolaDA
  • 19 November 2009 at 20:47 Semerssuaq
    è brutto e sbagliato, ma come stiamo protestando?
  • 19 November 2009 at 21:59 CaramellaMenta
    Bellissimo il tuo post e lo condivido al 100%. (Non ho letto gli 80 commenti, ma sono troppi). Quello che io personalmente trovo fastidioso non sono le persone che vanno in gravidanza a rischio - o prolungano la maternità oltre ogni limite accettabile - perché c'è un problema reale, ma le donne che se ne approfittano e poi se ne vantano ai giardinetti. In fondo pensano unicamente al loro tornaconto personale e non si rendono conto che danneggiano tutte le altre donne/mamme.
  • 19 November 2009 at 22:16 lorenza
    oggi parlavo della stessa cosa, interrogandomi proprio sulla legge per la tutela della maternità: ma è davvero un'opportunità, oppure un handicap? http://milanoelorenza.blogspot.com/2009/11/di-leggi-e-cultura-aziendale-per-un.html
  • 19 November 2009 at 22:16 Semerssuaq
    grazie CaramellaMenta è quello che volevo dire, tu di sicuro lo hai detto meglio
  • 19 November 2009 at 22:24 Semerssuaq
    lorenza, bel post, mi chiedo: c'entrano i pregiudizi nella decisione del manager di non assumere la 30enne appena sposata?
  • 19 November 2009 at 22:46 Semerssuaq
    la colpa [disclaimer: opinione personale] è anche di quelle che creano pregiudizi perché [copio dai commenti] "se ne approfittano e poi se ne vantano ai giardinetti"; a loro e [sottolineo] solo a loro era rivolto questo post, ma adesso mi sono anche un po' stancata di ripetervelo; ah, tempo fa avevo salvato questo link sul tumblr: http://friendfeed.com/stefigno/2896429f/paese-reale-appena-sentita-bordo-bancone-in mi piace la tag #paesereale perché in questo Paese reale io queste cose le ho sentite più di una volta [volete i dati? i nomi e cognomi? questo non è un'inchiesta giornalistica, non è un pezzo su Panorama, è il mio blog, la mia opinione personale; i vostri commenti sono le vostre opinioni e io non vi chiedo dati che le avvallino], ma sono davvero felice per chi vive in un mondo diverso, un mondo in cui le aziende sono tutte brutte e cattive e noi non ne abbiamo nessuna colpa; belle - ma sempre mia opinione personale è - sono le testimonianze qui tra i commenti di chi lavora negli uffici del personale; pensavo di...
  • 20 November 2009 at 07:58 catepol
    Mi son lettA tutto prima di intervenire. Premetto che non sono (per ora) mamma. Lavoro nella scuola. Quindi pubblico. Il giorno in cui sarò incinta anche io so bene, l'ho visto fare, lo fanno praticamente tutte, che sarò in astensione per tutto il tempo che la legge mi consente. il mio discrimine sarà: per tutto il tempo che mi servirà quando realmente non ce la farò e non perchè posso aprofittare. Lascuola è però un caso particolare. Una gravidanza consente ad un supplente di fare un anno di servizio, stipendio pieno e punteggio. Spesso è lo stesso supplente a cui tocca sostituirti a chiedere di prendere tutto il possibile. Anche questo è paese reale. Gravidanze che fanno lavorare altri con mantenimento del proprio posto. Lo aggiungo alle vostre riflessioni come altro lato della medaglia
  • 20 November 2009 at 09:19 Roberto.aka.tornosubito
    La notizia riportata da Repubblica mi sembra una gran cosa. Conosco chi, anni fa (ante 2000), si è trovato nella condizione con la madre gravida in ospedale con seri problemi di salute per se stessa e il padre nell'impossibilità di usufruire di congedi parentali, anche e soprattutto per accudire l'altro figlio. Questa ulteriore apertura teoricamente dovrebbe fornire un'alternativa a chi si trova in difficoltà nel gestire i figli prima e dopo la gravidanza e riducendo (si spera) i casi di genitori che ottengono congedi non spettanti

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