* 5 COSE CHE HO IMPARATO DA UN ATTACCO DI PANICO ::

1. Non è grave, uno. E passa.

2. Tutti ne abbiamo avuto uno (o conosciamo qualcuno che). Ma tutti tutti, pure quelli che hanno una reputazione da duri da difendere, colleghi, amici, ex colleghi… gente che leggo, che mi legge, gente che mi conosce bene e gente che non so chi sia. Grazie per aver detto che capita anche a voi. Grazie pure a chi mi ha scritto che ero coraggiosa a dirlo. Ma perché non avrei dovuto?

3. Un sacco di gente ha il mio numero di telefono, ma rispondere con un sms – parlare col magone non è decoroso – non ha offeso nessuno.

4. Dire di stare male fa stare bene anche gli altri; tutti hanno una soluzione: fare yoga, meditare, passeggiare, riposare, respirare in un sacchetto, prendere i fiori di bach, andare al parco… Nessuno mi ha suggerito di chiamare il medico, giuro. Nessuno.
L’ho chiamato io questa mattina, gli ho lasciato un messaggio in segreteria. Fosse stato su Facebook pure lui era meglio.

5. A me è passato tornando a fare le cose che faccio sempre (quindi niente passeggiate e niente parchetto) e allora mi sono messa al pc con questa faccia qui.

io
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi sto meglio sì, grazie.

 

 

* UN CORSO DI COMUNICAZIONE (E MARKETING) DIGITALE ::

È il terzo anno che insegno all’Università di Padova. Il primo anno nell’aula della Vigna (che si chiama così davvero perché fuori c’è una pergola) e il secondo nell’aula informatica di piazza Capitaniato. Posti belli in cui ho incontrato studenti tanto diversi. Il corso Social Network e Comunicazione Digitale fa parte del Master in Comunicazione delle Scienze organizzato dalla Facoltà di Fisica.
Sì, Fisica.
Il programma per intero è qua e il bando scade il 13 novembre.

Nelle due passate edizioni ho insegnato quel che so e di cui ho scritto anche in Due gradi e mezzo di separazione: come si sta in Rete e come si crea una rete, ma anche come valorizzare la propria presenza online per creare relazioni utili anche per la propria vita professionale. Sì, anche la vita degli scienziati trae giovamento dalla condivisione di progetti, risultati e anche dubbi.

Quest’anno sarà possibile iscriversi al mio corso senza dover necessariamente far tutto il master, una possibilità aperta a soli 20 iscritti extra master.

Questo è il programma:

SOCIAL MEDIA E SOCIAL NETWORK
– dati
– differenze
– social e digital strategy

SOCIAL MEDIA MANAGEMENT
– engagement e comportamenti online
– il community manager

SOCIAL MEDIA (ME)
– valorizzare la propria presenza in Rete
– content curation e il lavoro di aggregazione dei contenuti

COMUNICAZIONE
– dai giornali ai Social Network, dai Social Network ai giornali: come, se e dove cambiano linguaggi e regole nel passaggio dalla comunicazione offline a quella online
– integrare la comunicazione in un progetto

MISURAZIONE
– obiettivi qualitativi e quantitativi
– strumenti di analisi

TEST DI VALUTAZIONE

Le lezioni in aula si terranno il sabato per un totale di 16 ore (più i compiti a casa).

Allego foto di repertorio.

Domitilla Ferrari master-università-di-padova

Presto faccio anche la solita lista delle letture consigliate. Il primo anno avevo portato in aula Dall’alto i problemi sembrano più piccoli , di Paolo Nespoli e il secondo Manuale di buon senso in Rete di Alessandra Farabegoli che per non sbagliare continuerei a raccomandare.

 

* VINCERE SENZA COMBATTERE ::

Un anno fa ho vinto le elezioni come rappresentante di classe. Su 49 iscritti nella mia classe dell’MBA ci sono (solo) 8 donne, me compresa.

Quando abbiamo fatto le elezioni non eravamo in classe da molto. Ho vinto insieme a Luca, Emanuele, Riccardo e Fortunato, ma quest’anno non mi sono presentata.
Si è candidata Marta. Ha vinto.

Perché ho deciso di non ricandidarmi?
Perché il ricambio è utile, dà a tutti stimoli nuovi. Anche in questa cosa di poco conto che sono le elezioni del rappresentante di classe. E quando ti sembra di aver poco da dire magari è solo perché hai sviluppato una sorta di anosoagnosia e non vedi più quello che dovresti vedere.

Io, intanto, prendo appunti e – come nelle  macchie di Rorschach – dentro ci leggo di tutto un po’.

E continuo a leggere questa cosa qua. E prendo appunti. Mai farsi trovare impreparati.

Tempo fa avevo scritto Senza che nessuno si faccia indietro. E non ho cambiato idea.

 

* DUE GRADI E MEZZO, IN TOUR (ANCORA) ::

Sì, Due gradi e mezzo di separazione ha ancora un sacco da dire – come la sua autrice, che sono io – e quindi è ancora in tour, insieme a me.

L’elenco passato degli appuntamenti si concludeva, prima dell’estate, con la presentazione al Politecnico di Milano (qui c’è un video, siate clementi). Poi, il 18 settembre sono stata in DELL dove organizzano incontri con autori e top manager, all’interno di un programma interno che si chiama Wise, Women in Search of Excellence; e il 27 settembre sono stata a Pisa ospite di TAG.

I prossimi appuntamenti:

– il 10 ottobre sono ai TTG incontri a Rimini;

– il 3 novembre tengo una lezione in Bocconi, ospite del corso Comunicazione di Marketing;

– il 15 novembre al Festival Glocal News, insieme a Anna Prandoni e Marco Massarotto parlerò della #colazioneacasapesce e anche della #colazionecon che ho fatto alla Festa della Rete con Stefano Quintarelli e Paolo Attivissimo, su cui prima o poi scrivo un post.

– il 16 novembre nell’evento La cultura e i libri, ai tempi dei social network organizzato da Mentelocale a Palazzo Reale all’interno di Bookcity.

– il 22 novembre sono a Salerno (seguono dettagli);

– il 29 novembre, ancora a Milano, alla Fonderia Napoleonica per il Mammacheblog Creativo.

L’elenco lo aggiorno, poi via via, nel frattempo un’altra segnalazione: scade il 13 novembre il bando di ammissione al Master in Comunicazione delle Scienze del Dipartimento di Fisica Galileo Galilei all’Università di Padova dove, per il terzo anno consecutivo, insegno Social Network e Comunicazione Digitale.

Extra:

– il 5 e 6 novembre Dieci Cose fa tappa a Torino. Tra i docenti ci sono anche io.

* APPUNTI DALLA SMW DI LONDRA ::

Volevo scrivere un post lungo. Poi, per riassumere ai colleghi le idee che la Social Media Week di Londra mi ha ispirato, ho fatto uno Storify raccogliendo appunti presi tra tweet, retweet e favoriti lasciati qua e là.



Nel frattempo Barbara Sgarzi ha pubblicato su Vanity Fair le sue 10 cose dalla Social Media Week e vi consiglio di leggerle. Quando studi, vedi i dati di cosa succede, si prova e funziona altrove, torni sempre con tanta ispirazione.
Tre anni fa, invitata a un panel della Settimana della Comunicazione, mi chiedevo: chi fa il mio lavoro? Ai tempi mi chiedevo: chi porta un brand online quando non ha un sito, per esempio?

Oggi condividiamo in fretta un testo, una foto, un messaggio, un articolo lungo o corto. L’80% delle condivisioni sono dettate dal titolo, non dal contenuto. Quindi oggi ogni contenuto esiste da sé senza bisogno di essere riconosciuto come parte di qualcosa. Ogni contenuto è una pagina di atterraggio. Quindi, oggi, chi fa il mio lavoro?  

Se ogni contenuto vive di vita propria nelle condivisioni online ogni contenuto è un prodotto. E ogni prodotto ha bisogno della sua strategia di comunicazione.

Verge sta cercando un Engagement Editor (qui l’annuncio). Una posizione che il direttore dice che 10 anni fa non esisteva.  

 

social mediaSì, lui dice 10 anni. Io aggiungerei che è da un po’ che alcuni giornalisti e non tutti hanno iniziato a farlo. Tipo, da un anno o due. Di più?

Come si facilita il cambiamento?
Come si passa dall’essere creatore di un contenuto a esserne il brand manager?

Ognuno per avere le stesse possibilità deve essere informato e preparato sul digitale.
Non è (più) una scelta.

Avevo già scritto di cosa deve fare un community manager prendendo a prestito le parole da Chris Anderson, allora direttore di Wired, che twittava l’annuncio in cui – in dettaglio – si spiegava che caratteristiche doveva avere la figura che stava cercando per essere la voce di Wired.

Cosa deve fare (e saper fare) un community manager?

scrivere bene
creare relazioni
migliorare la reputazione del brand
monitorare la community e intervenire creando un flusso di feedback continui per il brand
incoraggiare e ricompensare commenti e contenuti generati dagli utenti
stabilire best practices e strategie sull’uso dei social mediaaiutare a costruire un network che ruoti non solo intorno al brand, ma che parta dai collaboratori (contributor).

Con chi lavora il community manager? 

con la redazione
con il marketing
con i responsabili della comunicazione aziendale (per promuovere non solo il brand, ma le attività e iniziative in cui è coinvolto)

E non è solo chi lavora con chi. Ma cosa è chiamato a fare.

Due esempi:

  • in Adecco sono passati da definire IM (Information Management) quello che prima era l’IT (Information Technology);
  • in Lego, nella job title di Lars Silberbauer, i social vengono prima di tutto, lui è il Global Director of Social Media; YouTube & Search. Sì, c’è anche il search.

 

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