* 6 MOTIVI PER CUI BEPPE SEVERGNINI DEVE CHIEDERMI SCUSA ::

Ieri ho letto un tweet di Marianna Aprile sull’articolo di Beppe Severgnini che trovate per intero qui. Ero a pranzo fuori, ho preso il giornale e ho iniziato a leggere.

Ero a pranzo, ho mollato lì il giornale. Ma ci ho rimuginato su e ho finito di leggerlo ora.

Mi sono offesa come donna, donna che lavora, donna cresciuta al sud e pure come donna che vive al nord.

E dovreste essere offese assai molto anche voi: fatevi chiedere scusa.

1. Voi gente del nord non potete capire, lo dice Severgnini

(…) Ventisettemila tonnellate grigie nel mare blu, a trenta miglia dalle acque libiche. L’Europa finisce qui. Non è una fine cronologica: non ancora. È una fine geografica. Una frontiera che risulta evidente a chi arriva da sud, e cerca sollievo alla miseria. Meno chiara a chi osserva da nord.

Eppure a me – che vivo a Milano – è chiarissimo. Sicuramente dev’essere perché sono cresciuta al sud.

2. Nascondiamoci, presto!

Tante ragazze del sud, nella fortezza Bastiani galleggiante. Le trovo dovunque. Tra gli ufficiali e in infermeria, nell’hangar e in plancia. Non in cucina e in lavanderia, a meno che non si siano nascoste al mio arrivo.

Severgnini forse si aspettava di origliare conversazioni tipo: «Guarda c’è un giornalista! Nascondiamoci, non facciamoci trovare a pelare le patate!».

3. Cose da donne

Quando, durante un’esercitazione di salvataggio, c’era bisogno di un uomo in mare, s’è buttata lei, una donna. Dice Gueglio che, quand’è risalita, era entusiasta: «Ammira’, ma quando mai potevo immaginare una cosa del genere!».

Avrà detto solo questo, immagino. Chissà cosa ne pensa la Cristoforetti, per dirne una.

4. Voglio diventare il capo del mondo!

«Voglio diventare tecnica dei Ris dei Carabinieri», dice seria.

Dice seria, certo. E come lo dovrebbe dire?!
E se lo chiedessimo a Hillary Clinton che vuole diventare Presidente degli Stati Uniti? «Certo che sono seria!».

5. Le donne, si sa, sanno comportarsi bene a tavola

L’hanno messa a tavola con l’ospite, l’ammiraglio e il comandante, ma non sembra per nulla intimorita.

Sta sempre parlando di quella che vuole diventare tecnico dei Ris. E visto che immagino che l’ospite sia lui questa fa il paio col punto 2.

6. Correre… dalla mamma? No, è il garante della connettività di una portaerei!

C’è il tenente di vascello Gabriella Nastasìa, pugliese. Incarico: «capo componente tecnico operazioni garante della connettività Internet e telefonia di bordo». Traduzione: quando non riescono a telefonare a casa, vanno da lei.

A piangere, immagino. Ah no gli uomini non piangono.

 

Siete incazzati abbastanza? Potrebbe essere il momento di leggere Dispari, storie di spost, media e discriminazioni di genere, di Mara Cinquepalmi, Informant.

 

* QUAL È IL CAMBIAMENTO CHE VUOI VEDERE NEL MONDO? ::

(…) il punto è che mentre intervenire sulle altre forme di inquinamento (trasporti, industria, produzione di energia, edilizia) richiede molto tempo ed enormi sforzi congiunti di governi e aziende, ridurre significativamente il consumo di carne, pesce, latte e uova non solo avrebbe un effetto rilevante e immediato sul cambiamento climatico ma soprattutto è una decisione che può prendere chiunque, in ogni momento.

È un pezzo dell’editoriale di Giovanni De Mauro su Internazionale. Parla di scelte personali e di come l’insieme di queste possano avere un impatto sulla collettività. Poi qui si parla di alimentazione, ma vale per tutto: mobilità urbana, consumi energetici responsabili e pure l’educazione civica.

La colpa non può essere sempre di un’entità generica e altra da noi.

internazionale

E tu cosa fai per migliorare la tua e – insieme – anche la mia vita?

 

* NON SONO UNA INFLUENCER ::

Non sono una influencer, sono una che ha imparato a farsi influenzare.
E questo è quanto, un pezzo del mio contributo al TEDx Verona.

Il video non c’è ancora, arriva tra un po’ e per ora dovete fidarvi: ho detto questa cosa qui.

Ma soprattutto devo fidarmi io ché appena scesa ho pensato: potevo essere più brava.
Ma l’emozione è quel che è.

Sono io che dico «Più che incapaci di decifrare le emozioni non sappiamo parlarne» e poi sono la prima a non presentare prima di me la mia ansia (se il tema ti interessa io ho appena ordinato Ansia: la mia migliore amica di Giacomo Bevilacqua, sì quello di A panda piace).

Ma… che dicevamo degli influencer?

Mi è capitato spesso nel corso degli anni di essere indicata come influencer da ricerche, articoli, post e in presentazioni varie. Poi magari questa moda passa e ci dimenticheremo del termine influencer. Io nell’attesa ne propongo un altro: influenced.

Poco meno di un anno fa ho partecipato alla Nuvola Rosa, ospite di una lezione in Statale come role model. Alessandro Lucchini, linguista, col quale ho condiviso il microfono in aula, durante il mio intervento mi ha chiesto se anche io sono stata influenzata come oggi influenzo gli altri. Ovviamente ho risposto sì. Sono stata influenzata da tanta gente che sono andata a cercare – il più delle volte grazie a Internet – per saperne di più. Come quella volta che ho intervistato Roberta Cocco (che Nuvola Rosa l’ha inventato) e che io considero uno dei miei role model anche se come dice lei (anche qui)… non siamo sempre d’accordo.

Una foto pubblicata da Barbara Olivieri (@boliv68) in data:

Domani è il compleanno di Internet in Italia e io, come Roberta Maggio

Dov’ero il 30 aprile del 1986 non me lo ricordo ma oggi sono qui e a volte mi sembra di essere dappertutto.

E insieme a un sacco di gente che mi tiene compagnia.
Ognuno di noi è arrivato in Rete seguendo uno stimolo, più che un bisogno. Io questo blog l’ho aperto per colpa di Leibniz, e pure su Twitter ci sto per colpa sua. 

Ognuno di noi ha iniziato un percorso partendo con qualcuno.

E qui è dove dovrei iniziare con la lista lunga dei grazie.

Désirée per l’invito e la pazienza. Alberto per gli spunti. Tanti, per fare un riassunto. Simon Lancaster per i consigli dell’ultimo minuto dopo le prove generali. Tatiana per il coaching on demand. Giuliamaria e Andrea per il supporto. Giovanni Andrea Prodi per aver condiviso con me l’ansia del palco che poi l’ansia io ce l’avevo perché dovevo parlare dopo di lui. Dopo di lui che con le sue ricerche ha confermato una teoria di Einstein, così.

E a tutti tutti quelli di TEDx Verona: grazie per la compagnia.

Questo è un pezzo dell’infografica realizzata per TEDx Verona da Social Meter. Quindi: a te grazie per aver trovato interessante quello che ho detto e avermelo detto (anche su Twitter).

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Ho anche una colonna sonora per questo post. Tanto amore per Joy Cut

Altre cose interessanti sul tema influencer le hanno scritte: 

E una bonus track per farsi (ben) influenzare: 

Public goal-setting is a great way for CEOs to explain their values and to motivate themselves and their workers to change, explains Jena McGregor. “There are few greater fuels toward our goals than overt failure, and public accountability is a powerful force,” she writes.

Altre cose sparse: 

  • le slide sono di Roberta Ragona, Tostoini sì: sono bellissime vero?
  • un altro grazie va a Donatella Sgroj per questi commenti qua:

    Nota per chi me lo ha chiesto:
    – giacca Beatrice B.
    – scarpe Gimmi Baldinini
    – pantalone Sfizio

  • e grazie a quell’entità diffusa che… chiamiamo fanclub ♥

 

* LEGGIAMO CIÒ CHE CI MERITIAMO? ::

(…) così i giornalisti non più il ruolo di informare, ma di accapponare; e prima ancora, di convincerci che ci accapponeremo.

Luca Sofri chiude così il post sul clickbait.
Io mi chiedo: funziona?

Pare di sì. Oppure so’ tutti matti a usarlo?

Nel frattempo Massimo Mantellini – parlando degli ospiti che vanno a parlare di politica in tv – scrive:

Siamo una società sclerotizzata ed anziana che si basa su figure di riferimento a sé adeguate.

E io non ho altro da aggiungere oltre questo tweet.

 

* SPIEGAMELO BENE E SE NON HO CAPITO SPIEGAMELO ANCORA ::

Durante la Dinner Speech della Bocconi Alumni Association, due sere fa, Luca Mignini, top manager di Campbell ha detto:

«Come team leader, è giusto che il tuo team conosca i tuoi punti deboli, così che sappiano gestirti».

E ho pensato a quanto poco spesso raccontiamo agli altri le nostre debolezze. E quanto poco siamo abituati a valorizzare le confessioni altrui.
E tu: cosa (e quanto) racconti di te? 

Anni fa ho partecipato a un progetto di Marina Abatista: Istruzioni per l’uso (sfogliando la gallery, ci trovi anche le mie).
L’idea alla base era:

«Non sarebbe tutto più facile se ognuno di noi arrivasse con un libretto delle istruzioni? Come un frigorifero o una macchina fotografica. Certo, forse sarebbe meno divertente, ma di sicuro più semplice. Così sai com’è che funziono. Mica perché sei tonto, è che siamo tutti ingranaggi».

Mi piacciono gli spiegoni. Tanto quelli necessari: spiegato bene de Il Post è un genere. A prova del fatto che mica è vero che i giornali le cose ce le spiegano sempre bene.

Hai visto Roberto Saviano a Che Tempo Che Fa parlare dell’intervista a Porta a Porta del figlio di Riina? «La mafia sta parlando e la cosa più grave è stata che non l’abbiamo capito», per questo era necessario che qualcuno lo spiegasse. E bene.

 


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