* PER NON RACCONTARE SEMPRE LE STESSE COSE ::

Oggi sono stata a insegnare allo IED nel corso Comunicazione Pubblicitaria e ho parlato di:

  • #fertilityday (e fare male un lavoro, ma pure scrivere male un brief, ma su questo non serve dire ancora altro, vero?)
  • Ceres

ceres

  • #gastaloop e a cosa serve raccontare cosa si sa fare

  • la copertina dell’ultimo libro di Jonathan Safran Foer

Una foto pubblicata da petunia ollister (@petuniaollister) in data:

  • Barbie e Chiara Ferragni

E pure di:

  • Trippa, le piastrelle e Alessandro Cattelan
  • la (brutta) dedica a Bottura sul menu di Sorbillo
  • oTTo
  • Fud, la bottega sicula
  • La ravioleria Sarpi citata dal Gambero rosso e raccontata da Un vegetariano a Milano
  • il menu del giorno che da Vulkania lo hanno chiamato menu del merkato.

E tutto questo cosa c’entra?

In breve: ho tenuto una lezione sulla risonanza di ogni scelta.

Tutto quello che fai arriva online, che tu lo voglia o no (e allora tanto vale volerlo).

Tutto:

  • come arredi uno spazio,
  • quali pavimenti scegli,
  • la storia che racconti a chi passa a trovarti,
  • chi sono i tuoi clienti (e come fai a fare in modo che i tuoi clienti/lettori/fan siano quelli e non altri… anche scegliendo bene le piastrelle).

E poi non avevo voglia di far vedere altre milamila slide che mentre ci metti dentro la teoria con la pratica siamo già andati avanti un sacco.

 

* LIBRI DA LEGGERE PRIMA DELLA FINE DELL’ESTATE ::

Per un po’ ho smesso di leggere, anche in estate. Ho letto sempre tanto e poi basta, di colpo.

Un giorno parlandone con un amico mi ha detto che non era vero che leggevo di meno, non leggevo più allo stesso modo. Leggevo tante cose. Ho letto tanti libri professionali. Poi a 40 anni sono tornata a studiare e non ho più avuto voglia (o tempo) di leggere altro.

Il diritto di non finire il libro

Tra i diritti imprescrittibili del lettore elencati da Daniel Pennac in Come un romanzo, questo è il mio preferito.

Il mio MBA è finito l’anno scorso e io ho ripreso a leggere. E a fare pile di libri che non sempre leggo. Come facevo anche prima di questa pausa.

cosa fai nella vita? tento la lettura di S. #cosediS.

Una foto pubblicata da Domitilla Ferrari (@domitillaferrari) in data:


Ho rinunciato a finire S. La nave di Teseo di V. M. Straka che poi in verità è di Doug Dorst e J.J. Abrams. Magari poi ci torno su.

Numero zero, di Umberto Eco, anche ho iniziato a leggerlo e l’ho mollato lì. Lo avevo comprato dopo aver sentito Eco parlarne a Che tempo che fa (e allora è vero che Fazio fa vendere libri).

Invece, dopo aver finito La vita perfetta, di Renée Knight l’ho abbandonato per davvero nel bar della stazione centrale di Napoli: un thriller che parte lento, incuriosisce e poi tira mazzate. Non volevo riportarlo a casa. Non ho fatto in tempo a scriverci nulla augurando buona lettura a chi lo avesse trovato, ma ci ho rimesso su la fascetta che diceva:

E se questo thriller parlasse proprio di te?

L’anno scorso ho letto La ragazza del treno, di Paula Hawkins – entrambi opere prime scoperte dallo stesso editore inglese – e mi aveva appassionato di meno. Ma visto il successo forse sbaglio io.

Tutti i libri parlano di me, e di te

In spiaggia ho letto L’amore è eterno finché non risponde, di Ester Viola e mi sono divertita molto.
Come dice Francesco Costa:

ognuno ci rivedrà qualcosa che conosce.

Secondo me dovrebbe essere obbligatorio per chi studia Giurisprudenza (e pure Medicina). E per tutti quelli che (ri)conoscono Napoli. Che sia poi un romanzo da femmine è tutto da discutere.

Un altro libro divertente (e in cui mi sono riconosciuta) è L’amore è un difetto meraviglioso (The Rosie Project), di Graeme Simsion. Forse il libro più divertente che io abbia mai letto.

La gente che conosco grazie a Internet, scrive libri. Ha ragione Barbara Sgarzi:

se dite che i social network sono pieni di stupidaggini, state seguendo le persone sbagliate.

Io grazie alla rete della Rete ho conosciuto Valentina Stella che scrive bene sempre di qualunque cosa. Ma sempre sempre. Anche di cose che quando cresci capisci meglio. Come Il resto è ossigeno.

Una foto pubblicata da Domitilla Ferrari (@domitillaferrari) in data:

Non si può aprire un libro senza imparare qualcosa

Il potere emotivo dei gesti di Amy Cuddyha fatto parte della mia formazione post MBA. Se non conoscete Amy Cuddy questa è l’occasione giusta.

Poi ho letto Giuseppino, di Joe Bastianich e Sara Porro e lo sto rileggendo con quella piccola che grazie a Masterchef è una grande fan di Bastianich.
Giuseppino insegna a riconoscere e valorizzare le differenze. Insegna a essere determinati. E parla di quando a emigrare, con i bambini, erano gli italiani. Non tante generazioni fa.

Potete leggerlo ai bambini o leggerlo per diventare professionisti migliori.

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Di emigrazione europea parla anche Middlesex di Jeffrey Eugenides. Credevo di averlo comprato di carta anni fa, invece no anche perché altrimenti mi sarei resa conto di aver iniziato a leggere un libro di 600 pagine. Finite in fretta, a letto sull’iPad.
È vero: avevo detto di non leggere a letto. Non è vero: a letto non leggo su carta.

Cosa non ho sul comodino

Ora che il tempo dell’estate è quasi finito mi restano da leggere ancora un po’ di cose:

E a letto: Purity, di Jonathan Franzen.

Extra:

 

* QUANTO È DIFFICILE DIRE AGLI ALTRI QUANTO VALGONO ::

Quando sono andata a ritirare la pagella di quella piccola che ha finito quest’anno la prima elementare non sapevo cosa dire, ma mi sembrava brutto non dire nulla e allora davanti a tanti 9, qualche 10 e un 8 ho detto:

– che esagerazione!

La maestra ha risposto subito che non erano voti esagerati, ma una valutazione ponderata della classe.

Ponderata.
Rispetto a cosa?

Io non ricordo che voti avessi alle elementari. Non ricordo i voti delle medie. So che alle superiori per due anni in italiano ho avuto 8 ai compiti in classe e per altri tre, appena cambiata insegnante, facevo fatica a prendere 6. Cos’era cambiato?
Io scrivevo sempre allo stesso modo, magari meglio crescendo. Credo.

Di cose strane a scuola me ne sono successe.

Al quinto anno,  uno dei primi giorni di scuola, venni interrogata in ragioneria.
Ero impreparata.
Come tutti, i primi giorni di scuola. Ma non è una scusa.

Il professore disse, davanti a tutta la classe che ero bella e potevo anche non dover essere intelligente.

Mi misi a studiare. Non mi interrogò più.

Arrivai con 5 alla maturità. Mi diplomai con 52/60.
Un successo partendo da un’insufficienza in una delle materie d’esame fisse, si può dire, dell’Istituto Tecnico Commerciale.

I primi anni di università – non era scontato per me che potessi iscrivermi all’università – mi tagliai i capelli, iniziai a vestirmi coi maglioni larghi, il cappotto lungo. Erano gli anni ’90. Ma non è una scusa.
Volevo incessirmi e dimostrare di essere intelligente.

L’università l’ho finita, poi. Non subito. Ma questo l’ho raccontato già.

LEGGI ANCHE:
Elenco dei lavori che ho fatto prima di laurearmi.

Non ho superato più esami vestendomi male, ma mi sentivo molto più sicura grazie a quella roba orribile comprata di proposito a via Sannio.
Oggi faccio un po’ lo stesso, al contrario.

Quanto è difficile dire agli altri quanto valgono. Anche se  non è poco.
Ma pure dirselo da soli. Tanto che io ho deciso di dirmelo spesso.
Lo fai anche tu?

Mesi fa, per la prima volta ho tenuto un esame. Insegno da 4 anni in un master dell’Università di Padova dove non ci sono esami a fine corso, ma valutazioni basate su criteri diversi, compresa la partecipazione attiva alle lezioni.

Quest’anno ho insegnato anche allo IED e lì alla fine del corso c’è l’esame. L’esame orale.
Io interrogo, tu rispondi, io ti do un voto.

Ecco, quest’anno ho invitato una ragazza a rifiutare un 28.


Torno in aula anche quest’anno. Siate bravi anche voi.

Se ti interessa qui trovi il bando per il Master in Comunicazione delle Scienze e il corso singolo in Comunicazione Digitale e Social Media che è quello che si può seguire anche senza doversi iscrivervi a tutto il master e di cui ho parlato, a volte, qua.

 

[la foto l’ho messa qui solo a titolo illustrativo, se vi interessa l’articolo è la traduzione di un articolo di The Economist tradotta sul numero dell’8 luglio di Internazionale]

 

* 6 MOTIVI PER CUI BEPPE SEVERGNINI DEVE CHIEDERMI SCUSA ::

Ieri ho letto un tweet di Marianna Aprile sull’articolo di Beppe Severgnini che trovate per intero qui. Ero a pranzo fuori, ho preso il giornale e ho iniziato a leggere.

Ero a pranzo, ho mollato lì il giornale. Ma ci ho rimuginato su e ho finito di leggerlo ora.

Mi sono offesa come donna, donna che lavora, donna cresciuta al sud e pure come donna che vive al nord.

E dovreste essere offese assai molto anche voi: fatevi chiedere scusa. (altro…)

* QUAL È IL CAMBIAMENTO CHE VUOI VEDERE NEL MONDO? ::

(…) il punto è che mentre intervenire sulle altre forme di inquinamento (trasporti, industria, produzione di energia, edilizia) richiede molto tempo ed enormi sforzi congiunti di governi e aziende, ridurre significativamente il consumo di carne, pesce, latte e uova non solo avrebbe un effetto rilevante e immediato sul cambiamento climatico ma soprattutto è una decisione che può prendere chiunque, in ogni momento.

È un pezzo dell’editoriale di Giovanni De Mauro su Internazionale. Parla di scelte personali e di come l’insieme di queste possano avere un impatto sulla collettività. Poi qui si parla di alimentazione, ma vale per tutto: mobilità urbana, consumi energetici responsabili e pure l’educazione civica.

La colpa non può essere sempre di un’entità generica e altra da noi.

internazionale

E tu cosa fai per migliorare la tua e – insieme – anche la mia vita?

 

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