* QUELLO CHE PENSO SULL’ESSERE GIOVANI VALE SOLO IN ITALIA ::

Sono stata in viaggio in Russia e nei giorni lì ho parlato poco: molti non parlano inglese e io non parlo russo. Appena ho avuto occasione però ho fatto chiacchierate bellissime: Lenara, che fa la tattoo artist, mi ha raccontato che farà il giro dell’Europa, ospite di studi vari. Ha 26 anni. Quando le ho detto: «Ma sei così giovane», mi ha guardato malissimo.

Col sottofondo di un rumore di specchi le ho spiegato che sì in Italia succede questa cosa qui: a 40 anni ci dicono che siamo giovani. Ma in Russia la speranza di vita è in media intorno ai 72 anni. In Italia, ho cercato su Google, è 82 e mezzo.

Quello che penso sull’essere giovani o non esserlo più è legato a uno stereotipo.

Ragioniamo tutti per stereotipi perché riducendo le variabili è più facile accumulare informazioni.
Gli stereotipi che fanno parte della mia conoscenza sono legati alle esperienze che ho avuto nella vita, alle cose che ho letto, ascoltato, studiato e mandato a memoria. Per esempio: in Italia il più giovane Presidente del Consiglio è stato Matteo Renzi, che ha assunto la carica poco dopo aver compiuto 39 anni.
Il più giovane.

Domitilla Russia

dalle mie IG stories dalla Russia

Dopo giorni a San Pietroburgo ho preso il treno alta velocità per Mosca, è lì che ho incontrato Елена: 32 anni, ingegnere elettronico. Mi ha raccontato un po’ della sua vita: ha la passione per la cucina, le dispiace non parlare spesso in inglese (ma lo parla benissimo) e avere pochi giorni liberi per viaggiare.
Come tutti noi.

Ora non vorrei fare come quelli che raccontano di una donna dicendo che è bella e giovane come se fossero delle caratteristiche utili per descrivere una donna che lavora. Ma torno a parlare di me, cresciuta a stereotipi e luoghi comuni diffusi e che ci vivo anche abbastanza dentro pure oggi. Per tornare, poi, alla mia nuova amica Елена che è una ingegnere bellissima. Perché me ne sono stupita? Perché ragiono, come molti, per stereotipi e luoghi comuni, appunto: i miei colleghi sono nerd, Milano è piena di hipster, a ingegneria le donne sono poche. E magari brutte.

Ma gli stereotipi creano profezie che si autoadempiono: se penso che ingegneria non sia per le ragazze si iscriveranno meno ragazze che ragazzi a ingegneria.

È per questo che sono utili anche iniziative come STEM in the City, incontri, spettacoli e corsi di formazione che promuovono le materie tecnico-scientifiche e diffondono la cultura digitale.
Sono aperte le candidature per l’evento del 2020. Vai a proporre un’idea!
È necessario perché è evidente che serva ancora raccontare il lavoro che faranno le donne di domani.

Questo articolo è stato pubblicato da Randstad Italia il 9 maggio 2019 con il titolo: Combattere gli stereotipi per un mondo del lavoro equo.

* INTERNET CI ASCOLTA ::

Quante volte hai avuto l’impressione che Internet ti ascoltasse?
Succede, non solo a me. Si tratta di Attentional Bias o Internet ci ascolta per davvero?

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* PREVISIONI 🔮 PER IL 2020 ::

Cinque anni fa ho avuto un attacco di panico. Uno solo. E come m’è venuto è passato.
Perché lo racconto come tutti gli altri fatti miei? Perché magari serve a qualcuno, dico sempre.
Ieri ho divorziato, per esempio.

Se c’è una cosa che sarà davvero il 2020 è che sarà l’anno in cui chiedere trasparenza, sarà l’anno della sincerità utile.
Anche nell’adv, nel rapporto con gli stakeholder, collaboratori, clienti. Mica parliamo tutti di purpose, da tempo, per nulla?

In America – dove pare che i soldi siano meno un tabù di quanto non lo siano da noi – si discute persino sull’utilità di dire apertamente ai colleghi quale sia il proprio stipendio. A cosa serve? L’articolo del New York Times è molto interessante (grazie Donata). Spoiler: si parla delle conseguenze della mancanza di trasparenza sulla disparità retributiva, che colpisce in modo sproporzionato donne e minoranze.

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* PASSIAMO 4 ORE INSIEME? ::

I messaggi vocali. Poi i podcast. Io che chiedo a Google Home di farmi ascoltare Radio 3 al mattino per la rassegna stampa.

Qui dicono che è l’anno dell’audio. E chi sono io per non dire che lo sapevo?!
Allora ecco che torno a dire le solite cose. In ordine. Su Storytel.

Ho riassunto, tagliato, aggiornato cose raccontate nel libro Due gradi e mezzo di separazione. Come il networking facilita la circolazione delle idee (e fa girare l’economia) uscito cinque anni fa per Sperling & Kupfer.

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Ho riordinato parole e idee. Aggiunto pezzi, prendendoli anche dalla newsletter che mando (quasi) ogni giovedì.

Partiamo dalle basi

Quasi tutto ciò di cui potresti avere bisogno è disponibile e probabilmente più vicino a te di quanto pensi, e puoi accedervi quando e come vuoi, purché tu sappia cosa ti serve e come parlarne agli altri. Hai un obiettivo?

Io ho un metodo: audit, action & time planning. E poi il follow up, ovvero: dimmi se hai fatto i compiti e a che punto di svolta sei.

Non hai tempo? Troviamolo insieme

I 40 capitoli del libro sono diventati 10 puntate riscritte e lette da me: hai circa 4 ore tra viaggi in macchina o in metropolitana? O ti piace correre?
🎧Ecco, metti le cuffie e passiamo questo tempo insieme.

Se immagini di trovarci semplici regole da seguire per migliorare la tua visibilità online, fare carriera o cose simili, mi dispiace: io ho ambizioni più alte. Vorrei aiutarti a migliorare la tua vita rendendola più interessante. Il resto verrà da sé, grazie a te e alla voglia di scoprire il mondo che ti circonda.

 

🎁

Quindi clicca qua per avere un mese di prova gratis che così puoi ascoltare tutta la serie (e tutto quel che ti va). Perché se dico sempre le stesse cose è perché ce n’è ancora tanto bisogno.

 …

❣️Sì che la grafica l’hai vista già, l’hai vista qui nel TEDx. Un lavoro (bello!) di Roberta Ragona, Tostoini.

* DITELO A QUELLI DEL MARKETING CHE TARGET DIVERSI CAPISCONO COSE DIVERSE ::

– Perché lo stai fotografando?
– Perché c’è un calciatore nella pubblicità di un’università.
– E quindi?
– E quindi a me sembra un controsenso.
– Perché?
– Perché è un calciatore e il senso può essere che è un’università facile da fare (e qui non ho detto nulla sul fatto che l’università non deve essere facile).
– No mamma, secondo me vuol dire che è un’università che costa tanto.

Cristiano Ronaldo ecampus

Diamara ha 10 anni e se siete d’accordo la rubrica Ditelo a quelli del marketing la affiderei a lei.

 

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