* INTERNET CI ASCOLTA ::

Quante volte hai avuto l’impressione che Internet ti ascoltasse?
Succede, non solo a me. Si tratta di Attentional Bias o Internet ci ascolta per davvero?

chat internet ascolta

Conversazioni come questa a me ne capitano di frequente.

Vedo un’amica per pranzo, le racconto che mi sono iscritta a un corso di Corporate Strategy, poi lei vede l’adv su Instagram di un corso simile e pensa che sia colpa della nostra conversazione.

Un’altra legge la mia newsletter, in cui racconto la stessa cosa e così via.

adv internet ascolta

Succede: l’anno scorso nei giorni dopo aver letto un post sul Cammino di Santiago su Instagram, ho visto tanti di quei post sponsorizzati in ogni dove che mi invitavano a saperne di più che sembrava quasi io fossi interessata per davvero.

Succede, non solo a me.

Si tratta di Attentional Bias o Internet ci ascolta per davvero?

Quando dico che ho colleghi belli intendo dire che ne sanno a pacchi. Roberta Sanzani è l’Head of Digital Advertising di Webranking: ho deciso che me lo faccio spiegare da lei.

Come funziona la targetizzazione

«È un mix di cose. Per quanto la tecnologia degli assistenti digitali abbia in potenza la capacità di ascoltarci, no, non è così che veniamo targettizzati dalle piattaforme di advertising», mi spiega Roberta. «Ci sono però altri segnali altrettanto potenti che permettono di arrivare allo stesso risultato: la storia di navigazione, le nostre condivisioni, la tecnologia che utilizziamo, gli acquisti, quello che facciamo con le nostre app, i luoghi che frequentiamo, persino gli interessi delle persone nella nostra cerchia di amicizie e così via. Soprattutto sui social (ma non solo), se un mio contatto si è interessato a un programma formativo e io ho con lui diversi punti di similarità — che non si limitano al semplice socio-demo ma coinvolgono comportamenti e interessi — potrei essere considerato dalla piattaforma un “utente simile”, potenzialmente interessato ai medesimi corsi formativi. Se poi ne ho parlato il giorno prima con amici, la mia attenzione su quel contenuto adv sarà maggiore e nella mia mente scatterà il meccanismo causa-effetto».

Scarichiamo i nostri bisogni

Quando ho scaricato l’app per la spesa online del supermercato dietro casa — la pigrizia non è mai troppa — ho scoperto che non era la sola catena a essersi svecchiata e quando ho cercato un’app di dating, quella famosa, ho scoperto che ne esistevano tante altre e l’ho scoperto perché ne vedevo la pubblicità. Le ho installate tutte, disinstallate pure: e ora sono tornata a vedere solo il retargeting di Booking.

Le query sono espressioni di un bisogno, sento dire spesso.
Quindi se i miei dati raccontano quali sono i miei bisogni sarebbe davvero un problema? No, anzi: potrebbe finalmente avverarsi la profezia di una pubblicità non invadente, non inutile.

Internet ci ascolta per davvero? Attentional Bias e adv

In che modo viene misurata la tendenza che la nostra percezione ha di essere influenzata dai pensieri predominanti o ricorrenti?

Quante volte hai avuto l’impressione che Internet ti ascoltasse?Conversazioni come questa a me ne capitano di frequente, dicevo.
E non solo a me.


Io ho anche un’app per segnare il ciclo — ne parlavo qua — piena di contenuti, ma che raccoglie tanti dati.

Giustappunto il Guardian, parlando della crescita del Femtech, mette in evidenza come i dati raccolti vengano usati — evviva evviva — da tutti un po’. Certo, anche nelle pianificazioni pubblicitarie.

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Il video per intero (e tradotto da Internazionale) è qua.

Cosa sono questi dati aggregati?

Informazioni. Utili. Utilissime a chi fa pubblicità.
I sistemi di tracciamento web e mobile, tecnicamente quelli su base pixel e ancora di più attraverso le SDK sulle app dove i sistemi di tracking si integrano praticamente nel sistema operativo, raccolgono dati aggregati sugli utenti che consentono agli sviluppatori di mappare la propria audience. Più è grande il network di siti e di app, maggiore è il numero di informazioni che è possibile ottenere. Del resto, chi non approva qualunque cosa quando fa download di un’app? Io ai miei studenti in aula all’università chiedo sempre: chi ha mai letto i TOS, i termini di servizio, di un social media qualsiasi?
La risposta è sempre al 100% nessuno.

Tra i dati raccolti ci sono i dati di utilizzo, come gli utenti usano i loro dispositivi ovvero: quali siti hanno visitato gli utenti (e fin qui nessuna novità), ma anche i livelli di utilizzo di tutte le applicazioni su cui è installata un’app di tracciamento a cui magari senza leggere i TOS si è data autorizzazione, e quali applicazioni sono installate sul dispositivo. Ecco perché scaricata un’app vedevo la pubblicità di tutte le altre simili.

Dunque: io cedo indistintamente, e senza interessarmene troppo, l’autorizzazione ai dati personali, approvando tutti i casi d’uso richiesti (sì anche se li approvo senza leggerli vale uguale) e in cambio, cosa ricevo?

«Più sono accurate le informazioni che lascio alle piattaforme, maggiore sarà la probabilità di ricevere in cambio pubblicità interessante. E, perché no, anche utile», continua a spiegarmi Roberta. «Non so se possa essere una devianza professionale, ma ricordo con piacere che quando iniziai a lavorare nel digitale, agli albori di Facebook, vedevo continuamente corsi dedicati al web marketing. Anche grazie a quegli ads ho scoperto tante opportunità e di conseguenza conosciuto tante persone interessanti che mi hanno permesso di costruire il mio percorso. E senza scomodare temi formativi, potremo fare lo stesso esempio con argomenti più leggeri. Con una adv in target, posso scoprire, senza muovermi da casa, nuovi brand di moda che rispecchiano il mio stile senza vagare alla cieca perdendo tempo prezioso!».

Dal mio punto di vista: un vantaggio.
Ottengo pubblicità mirata al segment of one che sono io.

E ci fosse un privacy-geddon?

«Nell’ultimo anno, il legislatore ha dato molta attenzione a questo tema, soprattutto a causa, o grazie, al caso Cambridge Analytica. Ma è probabilmente più sensibile il legislatore al tema privacy di quanto non lo siano gli utenti stessi», continua Roberta.

Uno studio di Ogury pubblicato su Programmatic Italia rivela che il 66% degli italiani non ha ancora consapevolezza di come vengano usati i propri dati e che il 71% dei consumatori a livello mondiale preferisce condividere i propri dati piuttosto che pagare per servizi che può avere gratuitamente.

«Editori e player della pubblicità digitale, in ogni caso, si stanno interrogando sul tema e attrezzando per evitare un nuovo caso à la Cambridge Analytica. Penso alla nascita delle CMP, Consent Management Platform promosse da IAB, e alle iniziative messe in campo dalla Coalition for Better Ads volte a migliorare la qualità dell’adv. Certo, tutto questo non garantisce al mille per cento che non si verifichi un privacy-geddon, ma gli sforzi e gli investimenti ci sono da parte del mercato pubblicitario. Da parte di noi specialisti dell’advertising, non resta che sfruttare al meglio le potenzialità che le piattaforme ci offrono, mettendo in campo fantastiche campagne adv in target con gli utenti a cui sono rivolte e nel rispetto delle preferenze espresse dagli utenti».


Questo articolo è stato precedentemente pubblicato su Medium il  5 agosto 2019

* PREVISIONI 🔮 PER IL 2020 ::

Cinque anni fa ho avuto un attacco di panico. Uno solo. E come m’è venuto è passato.
Perché lo racconto come tutti gli altri fatti miei? Perché magari serve a qualcuno, dico sempre.
Ieri ho divorziato, per esempio.

Se c’è una cosa che sarà davvero il 2020 è che sarà l’anno in cui chiedere trasparenza, sarà l’anno della sincerità utile.
Anche nell’adv, nel rapporto con gli stakeholder, collaboratori, clienti. Mica parliamo tutti di purpose, da tempo, per nulla?

In America – dove pare che i soldi siano meno un tabù di quanto non lo siano da noi – si discute persino sull’utilità di dire apertamente ai colleghi quale sia il proprio stipendio. A cosa serve? L’articolo del New York Times è molto interessante (grazie Donata). Spoiler: si parla delle conseguenze della mancanza di trasparenza sulla disparità retributiva, che colpisce in modo sproporzionato donne e minoranze.

foto di Wyron A su Unsplash

foto di Wyron A su Unsplash

Ho raccolto un po’ di link utili su come sarà il 2020. Li trovi giù insieme alle solite cose, ma intanto partiamo da qui, dal dirci le cose: la scorsa settimana ho ascoltato la terza puntata di Lingua, il podcast di Mariachiara Montera che è iniziato con la storia del suo divorzio (bello, ma magari fosse andata così col mio).
Di tutte le puntate uscite finora la terza è stata un’illuminazione. Si parla di maternità. Ma non è questo il punto. Essì ché se mi segui da un po’ sai che conosco entrambe: Mariachiara che ha ideato il podcast e Myriam Sabolla, ospite di questo episodio, che spiega – faccio un riassunto – che alcune cose non te le racconta nessuno, ma saperle sarebbe utilissimo.

Settimane fa Luca de Santis ha postato la copertina di Cosmopolitan UK: è la prima volta in 35 anni che la star in copertina non è una donna. C’è Jonathan Van Ness, vincitore di tre Emmy con Queer Eye, la serie prodotta da Netflix, e autore di Over the Top: A Raw Journey to Self-love. Van Ness indossa un abito di tulle pesca e Luca scrive: «Fosse successo quando avevo 14 anni, sarebbe stato tutto diverso. Tutto».

Quindi, di nuovo: perché nessuno ce lo ha detto prima?
Come dice Myriam: raccontarsi è utile agli altri.

COM’È STATO IL 2019?

  • Anche per Google il 2019 è stato – di nuovo – l’anno degli eroi di tutti i giorni (il video è bello e sotto ci sono le principali chiavi di ricerca dell’anno che in Italia sono anche “come fare domanda navigator” e “perché è caduto il Governo”).
  • Se ti interessa la moda questa è la mappa interattiva che analizza oltre 50 milioni di ricerche fashion in 47 Paesi.
  • Questa, invece, è la versione delle cose più discusse su Twitter.
  • E qui si parla del report 2019 di PornHub che sono sempre quelli bravi a fare marketing coi dati. Seguiti da Tinder che pubblica il report 2019 delle conversazioni della generazione Z (le nostre erano troppo noiose).
  • Qui ci sono le top ten di TikTok.
  • E queste sono quelle di Pinterest.
  • E com’è andato il tuo 2019? Un po’ di indizi potrebbero arrivarti dalle canzoni che hai ascoltato di più su Spotify. Possiamo fare tutti meglio, magari provando a scoprire cose nuove dalla classifica di Pop Topoi.

E ora torniamo alle solite cose.

IL BIGNAMI DEL MARKETING

CONSIGLI PER LEADER PROMETTENTI

⚠️ UNA COSA CHE TI CONSIGLIO ASSAI è guardare la mappa della metropolitana di New York come una rete di connessioni che rispondono a un bisogno.

FESTEGGIAMO: la Massa Marmocchi ha ricevuto la civica benemerenza dell’Ambrogino d’Oro.

….

🍝 PARLA COME MAGNI
Oggi a pranzo ho parlato di è una lista che aggiorno dopo pranzo, quando ho conversazioni interessanti. Spesso.

📖 STO LEGGENDO

🎧 STO ASCOLTANDO su Storytel Anna sta mentendo, di Federico Baccomo (Giunti) dopo averlo comprato di carta quand’è uscito due anni fa e non averlo iniziato neppure.

🎄 NON È MAI TROPPO TARDI PER PENSARE AI REGALI DI NATALE

  • Ti piacciono le cose belle? potresti prendere una stampa d’autore del laboratorio (sommerso) Fallani Venezia.
  • Ti piacciono le cose buone che fanno anche (del) bene? Compra uno di questi panettoni.
A proposito: il 21 dicembre c’è un Barcamp di Natale, a Roma.
E se ti piacciono i panettoni qui c’è la top ten di Anna Prandoni.
E per finire: come sopravvivere alle festività secondo il New York Times. Io, invece, quest’anno ho deciso di non fare regali a nessuno.
Evviva il Grinch!
LISTA DEL VOGLIO 
  • Ci arrivo a 10mila follower su Instagram per la fine dell’anno così posso mettere un sacco di link e dire «Fai Swipe Up» come quelli bravi? Quindi: tra questi 8654 ci sei anche tu?

DALL’ARCHIVIO 

👉 E PER FINIRE: IL SOLITO PICCOLO SPAZIO PUBBLICITÀ

cover_1000x562Hai già ascoltato la serie audio di Due gradi e mezzo di separazione prodotta da Storytel e letta da me? 
Parlo di networking e capitale sociale, privacy e consapevolezza, di come stare in Rete. E di come tenere tutto in ordine.

Se l’hai già ascoltata, dimmi: cosa ne pensi? E se vuoi qualche suggerimento per continuare a ascoltare libri sul tema dai un’occhiata alla lista che ho creato su Storytel.

Se non l’hai ancora fatto 🎁 qui c’è un mese di prova gratis che così puoi ascoltare la serie (e tutto quel che ti va).


RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

newsletter DomitillaOgni giovedì mando una newsletter. Il post su è copiata da quella spedita a 3160 persone giovedì 12 dicembre che ha avuto il 54.5% di open rate.

💌 Ti è piaciuta? Dentro ci sono circa 80 link e 2028 parole. Essì questa volta è venuta un po’ lunga, e io che volevo parlare di velocità in questa newsletter e scrivere nell’oggetto: Non devi essere tu a andar piano (e neppure io). Ma poi ho cambiato idea ché tutto questo mi pareva più importante. Ma sulla velocità ci torno su.📩 Non la ricevi perché non ti sei mai iscritta/o: puoi rimediare lasciando la tua mail qua. Sei indecisa/o? 👍 Hai ragione: di mail ne riceviamo già tutti troppe, ma se ti va qui e qui trovi un po’ di quelle cose belle che chi la riceve mi scrive, vale come recensione.

La prossima newsletter con i link alle cose che ho letto, su cui ho riflettuto e quasi mai sulle questioni fondamentali della vita (ma cose che mi fanno essere felice, capire meglio, essere più consapevole, triste o arrabbiata), potrebbe arrivare il primo giovedì dell’anno.
Quindi dovessi finire le cose da leggere aperti tutti i link su, nel frattempo potresti leggere:
• ogni lunedì Koselig di Mafe de Baggis;
• ogni venerdì Minimarketing, di Gianluca Diegoli;
• ogni sabato Spring Vibes, di Nicole Zavagnin;
• una volta al mese (ma una volta al giorno fino al 24 dicembre) la newsletter di Simona Sciancalepore.

❤️ Nel frattempo fai cose belle.

 

* PASSIAMO 4 ORE INSIEME? ::

I messaggi vocali. Poi i podcast. Io che chiedo a Google Home di farmi ascoltare Radio 3 al mattino per la rassegna stampa.

Qui dicono che è l’anno dell’audio. E chi sono io per non dire che lo sapevo?!
Allora ecco che torno a dire le solite cose. In ordine. Su Storytel.

Ho riassunto, tagliato, aggiornato cose raccontate nel libro Due gradi e mezzo di separazione. Come il networking facilita la circolazione delle idee (e fa girare l’economia) uscito cinque anni fa per Sperling & Kupfer.

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Ho riordinato parole e idee. Aggiunto pezzi, prendendoli anche dalla newsletter che mando (quasi) ogni giovedì.

Partiamo dalle basi

Quasi tutto ciò di cui potresti avere bisogno è disponibile e probabilmente più vicino a te di quanto pensi, e puoi accedervi quando e come vuoi, purché tu sappia cosa ti serve e come parlarne agli altri. Hai un obiettivo?

Io ho un metodo: audit, action & time planning. E poi il follow up, ovvero: dimmi se hai fatto i compiti e a che punto di svolta sei.

Non hai tempo? Troviamolo insieme

I 40 capitoli del libro sono diventati 10 puntate riscritte e lette da me: hai circa 4 ore tra viaggi in macchina o in metropolitana? O ti piace correre?
🎧Ecco, metti le cuffie e passiamo questo tempo insieme.

Se immagini di trovarci semplici regole da seguire per migliorare la tua visibilità online, fare carriera o cose simili, mi dispiace: io ho ambizioni più alte. Vorrei aiutarti a migliorare la tua vita rendendola più interessante. Il resto verrà da sé, grazie a te e alla voglia di scoprire il mondo che ti circonda.

 

🎁

Quindi clicca qua per avere un mese di prova gratis che così puoi ascoltare tutta la serie (e tutto quel che ti va). Perché se dico sempre le stesse cose è perché ce n’è ancora tanto bisogno.

 …

❣️Sì che la grafica l’hai vista già, l’hai vista qui nel TEDx. Un lavoro (bello!) di Roberta Ragona, Tostoini.

* DITELO A QUELLI DEL MARKETING CHE TARGET DIVERSI CAPISCONO COSE DIVERSE ::

– Perché lo stai fotografando?
– Perché c’è un calciatore nella pubblicità di un’università.
– E quindi?
– E quindi a me sembra un controsenso.
– Perché?
– Perché è un calciatore e il senso può essere che è un’università facile da fare (e qui non ho detto nulla sul fatto che l’università non deve essere facile).
– No mamma, secondo me vuol dire che è un’università che costa tanto.

Cristiano Ronaldo ecampus

Diamara ha 10 anni e se siete d’accordo la rubrica Ditelo a quelli del marketing la affiderei a lei.

 

* COM’È IL FILM SULLA FERRAGNI? ::

Davvero Chiara Ferragni – Unposted fa schifo?

A Venezia non sono partiti gli applausi. Ma al botteghino male non va.

Chissà quando lo vedrò, non ne sento tutta quest’urgenza in effetti, ma mi fido: il target non penso di essere io.
Allora visto il successo dei racconti per interposta persona, mi fido:
Matilde, dimmi com’è Chiara Ferragni – Unposted.

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