* NON PENSAVO V’INTERESSASSE COSì TANTO ::

 

Un riassunto veloce delle puntate precedenti.

Buongiorno Domitilla,
mi chiamo *** e lavoro per ***.
In questo momento ci stiamo occupando delle selezioni del nuovo Grande Fratello.
Nuovo perché impostato su un cast fatto di persone vere, che hanno a cuore le loro passioni, la loro arte, il loro lavoro.
Nello specifico ci ha incuriosito il tuo blog. Ci piacerebbe conoscerti.
Se sei interessata a fare un incontro con noi ***

Io rispondo così:

uh, grazie per la curiosità, ma non m’interessa

fate cose belle,
ciao

E per finire:

da *** a me
Grazie a te per averci risposto!

Buona giornata

Tutto qua, insomma.

Però sono due giorni che la mia faccia è nel colonnino (morboso) dell’home page del Corriere.
Due giorni.
Ciao e grazie a tutti per l’attenzione.

Allego uno screenshot dei tanti ricevuti.

SS 20140129171632 * NON PENSAVO VINTERESSASSE COSì TANTO ::

Recruiter e head hunter attingono tantissimo da LinkedIn, perché stupirsi se anche gli autori tv vanno online a cercare idee e personaggi? ovvero, io che dico altre due cose su Bloglive


* ELENCO DEI LAVORI CHE HO FATTO PRIMA DI LAUREARMI ::

Di lavoro, di cosa ho studiato, del mio lavoro e di come l’ho trovato parlo spesso. Non ho mai, però, fatto la lista dei lavori che ho fatto prima di scrivere il cv.

Ecco qua, credo abbastanza in ordine, l’elenco dei lavori che ho fatto prima di laurearmi, con tanto di foto probatorie.

Commessa in una pellicceria.

Ragazza alla pari.

Modella per parrucchieri.

mahogany 300x300 * ELENCO DEI LAVORI CHE HO FATTO PRIMA DI LAUREARMI ::

Modella per un pittore.

Barista in un bar italiano a Londra.

Guardarobiera in un ristorante italiano a Londra.

londra1997 300x300 * ELENCO DEI LAVORI CHE HO FATTO PRIMA DI LAUREARMI ::

Promoter di allegati editoriali.

Figurante in tv.

il lotto alle otto 300x300 * ELENCO DEI LAVORI CHE HO FATTO PRIMA DI LAUREARMI ::

Maschera in un teatro di Roma.

Ufficio stampa di una compagnia teatrale.

Ufficio stampa di una rassegna teatrale.

Barista in un villaggio turistico.

Centralinista.

Assistente ai programmi delle rubriche religiose della Rai.

rai 300x300 * ELENCO DEI LAVORI CHE HO FATTO PRIMA DI LAUREARMI ::

Producer per una trasmissione tv.

telethon 300x300 * ELENCO DEI LAVORI CHE HO FATTO PRIMA DI LAUREARMI ::

A 16 anni facevo la commessa in un negozio di abbigliamento da cerimonia che vendeva anche pellicce. Un anno prima avevo scelto di essere vegetariana.

Quando mi sono iscritta a Psicologia pensavo di fare tutt’altra vita.

A 23 anni, al 4° anno di università, ho vinto una borsa di studio: 2 milioni di lire. Li ho investiti in un viaggio a Londra dove sono stata da fine agosto a fine dicembre 1997.
Al mattino studiavo inglese alla International House, nel pomeriggio, finite le lezioni, andavo a lavorare: per un paio di settimane ho fatto la barista al Pollo Bar, poi ho trovato posto come guardarobiera  un ristorante italiano dietro Leicester Square. Quando sono tornata ho aperto il mio primo conto in banca. Ci ho messo 2 milioni di lire: tanti quanti ne avevo prima di partire.

Il caffè l’ho fatto anche tanti anni dopo in un villaggio turistico a Ischia dove, nel bar della piscina facevo anche un sacco di spremute, centrifughe e macedonie.

Vivevo a Roma e, come ragazza alla pari, mi occupavo di un bambino che nel pomeriggio doveva studiare o andare a fare sport. A insegnare ero brava e lo avevo già fatto anni prima: il ragazzino a cui facevo fare i compiti era stato promosso (dopo due bocciature). Nel frattempo facevo la modella per i parrucchieri: guadagnavo 60 mila lire e avevo taglio e colore nuovi ogni 20 giorni (altre foto di me coi capelli colorati sono qua). Ho anche fatto la modella per un pittore, ma la storia è in un secret post in vendita (per una buona causa).

Andavo all’università, lavoravo più di quanto studiassi. Così a laurearmi ci ho messo 12 anni, ma nel frattempo ho fatto tantissime esperienze, anche promuovere allegati del Corriere e enciclopedie di Repubblica vestita da sandwich man davanti all’edicola di piazza San Lorenzo in Lucina a Roma.
Ogni anno, poi, lavoravo per un paio di mesi con il Telethon e prima di occuparmi delle registrazioni o delle dirette, organizzavo gli eventi del fuori onda, quelli che servivano a tenere la gente in piazza prima della diretta, col freddo a dicembre, in giro per l’Italia. Nei miei compiti c’erano anche: trovare gli addobbi per l’albero di Natale di scena chiesto all’ultimo minuto dal regista della diretta, addobbare l’albero, gonfiare i palloncini.

Ho anche fatto la centralinista e dopo una settimana sono stata presa a lavorare nell’ufficio stampa dell’agenzia in cui ero passata dopo aver lavorato al botteghino di un teatro dove nel tempo libero aiutavo l’ufficio stampa a mandare i fax ai giornalisti. Avevo imparato qualcosa, non solo a mandare i fax.

Ho accompagnato una compagnia teatrale in giro, curando il loro ufficio stampa.
E poi ho lavorato per una manifestazione teatrale di Montepulciano. Vivevo sempre a Roma.
Ho fatto la figurante in Rai, per un paio d’anni, forse meno, la sera prima del tiggì o al mattino presto, nel weekend. C’era un sacco di gente divertente. Alcuni di loro li sento ancora. Altri li vedo ancora in tv.

Per la tv ho fatto anche monitoraggio politico: quante volte compariva questo o quell’altro personaggio o simbolo di partito. Avevo una scheda che dovevo compilare con ogni dettaglio: anche se il politico aveva la faccia coperta dai microfoni o se la telecamera lo riprendeva di spalle. Forse il lavoro più inutile che io abbia fatto.

Poi ho lavorato come assistente ai programmi in Rai, prima alla radio, poi in tv nelle rubriche religiose. Organizzavo le trasferte, chiamavo gli ospiti, aggiornavo la rubrica, andavo a cercare spezzoni di questo o quell’altro evento negli archivi della Rai e lo portavo al montaggio. Domenica mattina ero in regia a seguire la diretta. Poi mi sono trasferita a Milano.

Tra una cosa e l’altra ho lavorato in radio e scritto su un sacco di giornali. Ho fatto tante fotocopie, ma anche trasferte, ma soprattutto ho incontrato un sacco di gente e imparato che in ogni lavoro si impara qualcosa di utile.

Allora mi piace condividere qua una cosa che mi fa felice.


* COSE CHE SO (E CHE INSEGNO A PADOVA) ::

Domani – per il secondo anno – inizia Social Network e Comunicazione Digitale, il mio corso nel Master in Comunicazione delle Scienze del Dipartimento di Fisica Galileo Galilei all’Università di Padova.

Questo è il programma.

25 gennaio 

- Twitter non è un social network e altre rivelazioni sui nuovi (?) media: cosa sono i social media? a cosa servono? chi li usa e come? quali social media usare per una campagna di comunicazione, come e perché.


1 febbraio

- Social e digital strategy: strumenti, obiettivi e opportunità

- Storytelling: la scrittura narrativa nell’era dei testimoni(al) e della sovrabbondanza di informazioni.

- Content curation: quando a scrivere non sei tu, ovvero il lavoro di aggregazione dei contenuti della Rete.

- Esercitazione


15 febbraio

- Reputazione e branding online: come coltivare e migliorare la propria presenza in Rete.

- Ascoltare per farsi sentire: quali sono gli strumenti per monitorare le conversazioni online

- Test di valutazione


SS 20140124163222 300x294 * COSE CHE SO (E CHE INSEGNO A PADOVA) ::L’anno scorso avevo portato agli studenti, alcuni laureati in Fisica, il libro di Paolo Nespoli Dall’alto i problemi sembrano più piccoli per spiegare come tutti, anche scienziati e astronauti, possono essere bravi a raccontare online di sé, del loro lavoro.

Quest’anno ho deciso di partire dalle basi e quindi, ecco cosa ho scritto loro:

Letture consigliate: Manuale di buon senso in Rete di Alessandra Farabegoli, e-book 1,99€.
Durante le lezioni saranno forniti link di approfondimento (e il consiglio a iscriversi a un po’ di utili newsletter, come quelle di Gianluca Diegoli e di Vincenzo Cosenza, per iniziare).

 

* IN COSA SONO DIVERSI MAMMA E PAPÀ ::

Ci ho pensato e ripensato. Scrivere o no un altro post sul tema della genitorialità? Non sono un’esperta, ho l’esperienza di essere una mamma che lavora e una donna con amiche mamme e non.  Alcune di loro lavorano in ufficio, altre da casa, altre fanno solo le faccende di casa. Magari non servirebbe una premessa, ma – letti i commenti che solitamente sollevo alle mie provocazioni – penso sia necessario: lo so che il mondo è vario, so che non tutti e non tutte lavorano, so che il lavoro è cambiato, che i tempi delle città sono diversi da quelli dei paesi più piccoli. So anche che in alcune famiglie ci si può permettere di avere un solo stipendio e che in altre famiglie non è una scelta. Ho lavorato in modi e con contratti diversi anche io, negli anni.

Fare la mamma non è un lavoro, né dovrebbe esserlo. Come non è un lavoro fare il papà. E essere genitori non dovrebbe essere vissuto come un obbligo per nessuno. Le donne dovrebbero scegliere di diventare mamme con uomini che vogliono diventare (e fare) i papà.

E questa è la mia idea di conciliazione: mamma e papà non sono diversi. Sono complementari. In tutto, parto e allattamento a parte, ovviamente. Ma il biberon possono darlo sia la mamma che il papà, ma anche la nonna, il nonno, un’amica, la vicina di casa, la tata, se serve, o la nuova fidanzata del papà, succede!

Non è necessario che dica che anche cambiare il pannolino possono farlo mamma o papà senza nessuna differenza? E il bagnetto, anche.
Insomma, fin qui tutti/tutte d’accordo?

Allora, esattamente, in cosa sono diversi mamma e papà?

Un po’ di ipotesi:

- gli uomini fanno carriera più spesso delle donne, per cui quando c’è da sacrificarsi sono le donne a farsi indietro;

- gli uomini fanno lavori meglio pagati delle donne, quindi, anche lavorando entrambi è la mamma a decidere di prendere una pausa lunga e non il papà;

- maternità e parternità non sono omologati: il papà, solo per fare un esempio, a differenza della mamma, non può prendere un permesso giustificato dal certificato di malattia del figlio, quindi anche per un paio di giorni di influenza è la mamma a dover restare a casa.

Ma in attesa che le cose cambino – continuando a chiederlo -, cosa possiamo fare?

ufficio * IN COSA SONO DIVERSI MAMMA E PAPÀ ::

DIVIDERE EQUAMENTE I COMPITI

Io cucino, tu sparecchi.
Tu cucini, io sparecchio.
Io porto i bambini all’asilo prima di andare in ufficio, ma tu ti organizzi per portarli a fare sport, alle feste, dal pediatra. O viceversa.
Io stiro, ma tu ti occupi della contabilità, per esempio.
Oppure, io sono più brava con la contabilità di te allora tu stiri. Non sai farlo? Neppure io. Qualcuno deve farlo e perché deve essere un compito… da donne?

ufficio 1 * IN COSA SONO DIVERSI MAMMA E PAPÀ ::

EDUCARE I BAMBINI A NON FARE DISTINZIONI

I figli si educano in due, o in tre, quattro, otto (in base al numero di nonni presenti/utilizzabili).  Se io lo sgrido tu non gli fai un regalo. Se io lo mando a letto senza tv tu non gli permetti di vedere i cartoni animati dopo cena. Se mio figlio fa la cacca non chiama me, chiama o me o il papà. Se la notte si sveglia non chiama me, chiama il me o il papà. O se chiama me e va il papà non piange perché vuole me.
Gioca con me alla lotta. Gioca col papà alla lotta. Fa i biscotti con me, balla col papà. Corre con entrambi. Anche quando io esco di casa di corsa con i tacchi.

Queste un po’ di cose a caso, che mi sono venute in mente leggendo i commenti qua e là al mio post su donne e lavoro, che poi diventa sempre che donna è un sinonimo di mamma chissà perché.
Questa volta non racconto quello che succede a casa mia perché mi andava di fare esempi possibili. Io, a quanto pare, non sono stata brava, sono stata fortunata a organizzare la vita così come ce l’ho.

[foto: coleydude]

 

* 5 COSE DI DONNE E DI LAVORO ::

Sempre pronte a lamentarci di tetti di cristallo (da lavare) e pavimenti appiccicosi che non ci lasciano andare, che le statistiche son quelle che sono, che le donne guadagnano meno, che sono poche quelle (davvero) al potere, ma cosa facciamo davvero per cambiare le cose?

Io ho appena speso 7000 euro: è la seconda rata della tassa dell’Mba della Bocconi. La seconda. Di rate ne dovrò pagare altre e per farlo ho anche chiesto un prestito d’onore tramite l’università: il master in business administration che sto frequentando costa 36.500 euro e non è costoso solo economicamente. Tre sere alla settimana sono in classe, dopo il lavoro, dalle 19 alle 21 e terminate le lezioni mi fermo lì a studiare. Devo sostenere 30 esami in totale, devo studiare. Torno a casa a a mezzanotte, il giorno dopo vado in ufficio. Due volte al mese ho lezione anche di sabato e alcune volte di venerdì. Sarà così per due anni, fino a giugno 2015.

Sogno un mondo in cui le donne non siano obbligate a fare rete, ma che non facciano stragi accoltellandosi tra loro.

1. È possibile per le donne farcela e – più che farsi avanti – non farsi di lato?

2. È possibile per le donne non essere vittime degli stereotipi legati alla maternità che loro stesse, spesso, creano?

3. È possibile che la famiglia smetta di essere un alibi al successo delle donne sul lavoro?

lavoro * 5 COSE DI DONNE E DI LAVORO ::

4. È possibile che le donne siano leali con le altre donne e se una fa carriera non sia «Perché è zoccola»?

5. È possibile che le donne smettano di lamentarsi di non riuscire a far carriera e, finalmente, si diano da fare perdendo meno tempo a spettegolare?

Così, chiedevo.

 

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