* COSE DA CASALINGHE ::

A maggio ho visto Cristina Bowerman sul palco del TEDx Milano Women dire che le donne in cucina come chef sono poche e vivono situazioni (e domande) difficili.

È un riassunto, ma quante volte avete sentito nominare uno chef donna? Io poche (e a quanto pare le donne alla guida di un ristorante sono poche per davvero). A casa cucina, però, sempre la mamma, no?

Mia figlia ha 6 anni e quando ne aveva 3 vedendo questa immagine qui su un mio vecchio libro di favole ha deciso che a portare i piatti a tavola fosse la mamma: lì mi sono interrogata sugli stereotipi maschio/femmina. Non potevamo averglieli passati noi a casa: qui tutti fanno tutto.

tre-porcellini

Cristina Bowerman al TEDx aveva parlato di pressione sociale. Ma ascoltatela:

Ieri sono successe due cose che mi hanno fatto ripensare a quello speech:

1. in tutto il mondo si è parlato della scelta di mostrare un bambino che gioca con la Barbie in uno spot.

2. su SaldiPrivati è comparsa una vendita di giochi da femmine accompagnata dalla testimonianza di un mamma che vede la sua bambina col grembiule da chef come una piccola donnina di casa e non come uno chef. Appunto.

giochi per bambine

E vi rimando a leggere tutta la conversazione su Twitter che ho scoperto da questo primo tweet:

e dove Saldi Privati ha risposto così:

No, la colpa non è del sito che propone così i giochi. La colpa non è neppure del produttore: la colpa è nostra. Nostra che compriamo le cose da femmine alle femmine e le cose da maschi ai maschi e non che la cosa sia un problema, come diceva al TEDx Cristina Bowerman i bambini vogliono essere uguali agli altri. Io, per esempio, sono cresciuta desiderando il dolce forno.

A influenzarci non sono i giocattoli, ma il contesto in cui viviamo, di cosa si parla, cosa vediamo fare agli altri. La monaca di Monza aveva sì una bambola suora, ma stava pure in convento!

Lo scrivevo in un post di 2 anni fa sui giochi da maschi e giochi da femmina. E non ho cambiato idea.

La colpa è nostra!

E a dirlo non sono io. Lo dicono i dati. I sondaggi, le inchieste, le statistiche. Di ricerche sul tema ne ho lette due nel giro di pochi giorni. La prima mi è arrivata partecipando all’esperimento Promessa Mantenuta (di cui parlo qui) ed è un’analisi di bisogni e necessità delle mamme italiane (potete sfogliare la ricerca per intero qua) che sono stanche perché non delegano e tante sono le responsabilità che si assumono che spesso scelgono di restare a casa, fare le mamme a tempo pieno, lasciare il lavoro. La seconda ricerca è quella di Donna Moderna (leggi alla voce: quali sono i limiti delle donne sul lavoro) che viene presentata oggi con il primo #DonnaModernaTalk. Il riassunto che ne ha fatto La Stampa qualche giorno fa è stato:

Donne e lavoro, il nemico è l’autosabotaggio.

 

Con un contributo di Amalia Ercoli Finzi, la prima ingegnere aeronautica italiana (e mamma di 5 figli) che racconta il suo segreto:

E qui è dove cito, di nuovo, un vecchio post: in cosa sono diversi mamma e papà?
Spoiler: in nulla. Ma solo se le donne capiranno di poter far tutto. Anche delegare.

 

* CI VEDIAMO PRESTO? ::

Come ogni anno torno a insegnare nella facoltà di Fisica dell’Università di Padova con il Master in Comunicazione delle Scienze che, per il secondo anno, apre il mio corso anche agli studenti che non frequentano tutto il master. Qui c’è il bando di ammissione al corso singolo (qui quello del master per intero).

Terrò lezione come sempre il sabato mattina (e – le notizie importanti – mi fermerò a Padova per lo spritz, prima di tornare a Milano).
Sabato 21, invece sono a Varese ospite di Glocal (dalle 11 alle 13, Sala Campiotti – Camera di Commercio, piazza Monte Grappa 5) dove parlerò del futuro dei giornali(sti).

Fatevi trovare preparati: in occasione di Glocal, dal 19 al 21, Sperling&Kupfer metterà gratis su tutti gli store l’ebook Se scrivi, fatti leggere. L’importanza della riconoscibilità in Rete.

E addirittura l’intervento rientra nel programma della formazione continua dell’Ordine dei Giornalisti e dà diritto ai crediti formativi: collezionateli tutti!

 

* APPUNTI DI ANTROPOLOGIA CULTURALE ::

Tutto ciò che abbiamo fatto e imparato in passato prima o poi ci torna utile.

Il 3 marzo 1995 ho superato, dopo aver rifiutato il voto la prima volta, l’esame di Antropologia Culturale. Con 29, sì 29: mai preso un 30 in tutta la mia (lunga) carriera universitaria.

Al centro del programma, le scoperte di Bronisław Malinowski, antropologo morto nel 1942 e teorico dell’osservazione partecipante: una tecnica di ricerca etnografica basata sulla partecipazione, appunto, alle attività del gruppo sociale studiato. Dunque Malinowski – 75 anni prima del mio 29 in Antropologia Culturale – stette anni nelle Isole Trobriand, in Papua Nuova Guinea dove studiò i meccanismi di fiducia e reciprocità alla base degli scambi rituali tra isole dell’arcipelago. Un giro orario e antiorario che prende il nome di kula, ma che è lungo da raccontare e allora vi rimando a cercarlo su Wikipedia o a leggere Argonauti del Pacifico occidentale. Riti magici e vita quotidiana nella società primitiva.

Lezione n.1:

per raccontare bene le cose spesso è bene starci dentro.

Nel kula gli oggetti vengono scambiati tante volte, tornando sempre nel posto in cui appartengono.

Lezione n.2:

grazie alla fiducia tutto torna. 

Dunque, insieme a Maurizio e Diamara, dal 16 novembre partecipo al progetto Promessa Mantenuta.
Potrebbe sembrare una forzatura, ma ho letto la ricerca Ipsos sulle mamme realizzata per Kinder Cereali e a quanto pare le donne si percepiscono come forti e indipendenti, ma continuano a vivere il ruolo di madre come cardine della propria identità “a costo di sacrificare se stesse o di rendere ancora più complicate le loro giornate”. Quindi fare informazione su questi temi – per mantenere la promessa di una equa distribuzione delle incombenze familiari – serve ancora: arrendiamoci e partecipiamo! (altro…)

* LE STORIE CHE CI RACCONTA GOOGLE ::

Dal World Business Forum prendo – quando più quando meno – sempre appunti utili. Nell’edizione del 2013 avevo scritto questi consigli a leader promettenti, dell’edizione 2014 questa raccolta qui.

Dall’edizione 2015 mi porto a casa due cose.

La prima l’ha detta Roberto D’Angelo capace con Francesca Fedeli di farti sentire un genitore poco paziente come nessuno (se non conoscete la loro storia ci sono un TED e un libro).

Battere il trimestre è un’ovatta nelle aziende come nell’affrontare i problemi della vita.

Alessandro Baricco WBFMI 2015

La seconda l’ha detta Alessandro Baricco che parlando di storytelling ha sottolineato quante cose vengono raccontate scegliendo cosa non scrivere.

Nessun’altra home page al mondo è come quella di Google: non ci sono storie. 

Tranne oggi, per esempio. Oggi che grazie dal Doodle di Google ho imparato una storia nuova, quella di Hedy Lamarr.

Doodle Google

Quindi Google ci racconta delle storie. Solo quando vuole. E quando decide di farlo le sceglie bene.
E noi, invece, dovremmo raccontarcene meno. O meno di frequente. Peggio che mai con una scadenza a breve termine, come dice Roberto.

Qui tutti gli altri appunti che ho preso (compresi i RT):



* L’ECOMMERCE SPIEGATO DA FACCHINETTI ::

Ogni giorno circa sui nostri portali e sul nostro ecommerce abbiamo 80/90mila accessi unici e circa mezzo milione di persone usufruiscono dei nostri contenuti su tutti i social e quindi vuol dire che se noi vogliamo vendere qualcosa ci sono buone possibilità che questa cosa cosa accada.

(altro…)

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