* IO NON CORRO MAI ::

Io non corro, non faccio sport. Non ne ho mai fatto, ma a volte ci ho provato con poca convinzione.

Ora mi sono anche iscritta a pilates, di nuovo. E mi divido tra quelli che pensano che non sia uno sport e quelli che lo hanno provato e capito che non lo è ma che fa bene, dà la giusta postura e altre cose utili, ma poco faticose.

Quindi non faccio sport e sono fortunata a non dar segni di (eccessivo) cedimento dei tessuti col passare dell’età.

Io non corro mai, se non per prendere la metro o il treno spesso prima di scoprire di aver sbagliato direzione. Sì, spesso.

Io questa sera preparo la valigia per la Festa della Rete e dentro ci metto la roba più simile a un abbigliamento sportivo che ho nell’armadio. Sabato alle 18 sono lì e mi porto pure un po’ di lacrimoni.

 

* COSE POSSIBILI ::

Nel 2001 lavoravo nella redazione di Radio Uno Musica, il contenitore musicale di Radio Uno. Sì, di quell’esperienza ne ho già parlato qua. Ma per riassumere:

ero appena arrivata in Rai e nella redazione c’era un solo pc in una scrivania vuota. Scelsi di sedermi lì chiedendo di poterlo accendere. «Non dire che lo sai usare altrimenti ti chiederanno di farlo», mi suggerì una collega che non ascoltai. Due mesi dopo lavoravo sul sito di Radio 1.

Il mio contratto era a tempo, ma poco prima della scadenza venni coinvolta in una riunione col direttore al quale, ai tempi, avevano dato mandato di occuparsi anche di digitale. Ricordo che mi fecero tante domande e io ne feci una: chi avrebbe seguito questa cosa? Erano i miei ultimi giorni lì ed ero sinceramente interessata a ciò che sarebbe successo poi a quello che io avevo seguito fino ad allora. A fine riunione un collega mi riprese spiegandomi che era passato il messaggio sbagliato: Io vado via e voi non siete capaci.

Ho imparato che non è mai vero. Ma facile che venissi fraintesa.

Ho anche imparato a fare sempre più attenzione: avevo 27 anni, oggi ne ho 40 e ammetto di non pensare di essere insostituibile da molto prima di iniziare a lavorare. Ma è un errore frequente.

E qui finiscono i fatti miei.
Questa è la storia di Donatella, Barbara e Alice e di come le persone imparano, cambiano e raccontano cose belle perché lo sanno fare e non conta quale sia il supporto su cui le storie vengono messe o vanno a finire.

Scrivo raramente di cose di lavoro perché mi piace raccontare come si evolve il digitale e non solo i piccoli grandi passi che nel digitale fa l’azienda in cui lavoro. E sì, come faccio con qualsiasi altra notizia, cerco di raccontarvi solo le cose che mi piacciono davvero tanto. E questa è una di quelle. Ma ve la raccontano meglio loro qua dove, parlando delle storie di cambiamento possibile che stanno raccogliendo, scrivono del potere delle tre C (cambiare le abitudini, condividere le idee, coinvolgere chi si ama). 

Giorni fa ho pranzato con loro e mi hanno raccontato con entusiasmo cosa stavano facendo. Donatella mi ha anche detto quanto stesse spendendo in accessori e cose utili per il suo smartphone. Ah, sì: la novità è che sono loro stesse a girare i video – che potete vedere qua – con lo smartphone e non solo raccontano storie belle, ma le raccontano bene. Io quest’esempio qui lo tengo buono per i corsi in cui insegno* soprattutto a non aver paura del digitale. Come dice Miriam Bertoli, citata da Biljana Prijic:

ricordate che sul web almeno non si ha l’ansia del Visto si stampi, e si possono fare piccole migliorie man mano; ergo: non procrastinate, fate!

 

 

* Piccolo spazio pubblicità: per il terzo anno consecutivo torno a Padova per insegnare Social Network e Comunicazione Digitale, il mio corso nel Master in Comunicazione delle Scienze del Dipartimento di Fisica Galileo Galilei all’Università di Padova. Il bando d’ammissione è qui e scade il 13 novembre. La novità è che quest’anno – com’è che si dice? visto il successo delle passate edizioni – ci si potrà iscrivere al mio corso come modulo singolo. Seguiranno informazioni: i corsi iniziano a gennaio.

 

* QUELLO CHE MI CHIEDONO TUTTI ::

Prima di andare in vacanza ho ricevuto una buona notizia: una ragazza con cui ho chattato quest’inverno ha superato il test d’ammissione in Bocconi per l’MBA, come me un anno fa. No, non tutti ce la fanno.

bocconiSono molte le persone che in questi ultimi mesi mi hanno fatto domande sull’MBA.
Alcune anche solo per curiosità, altre mi hanno contattato prima di decidere se farlo o meno. Che – pensateci – è una responsabilità.
Molte di loro mi hanno trovata su Facebook.

i più mi chiedono quanto tempo dovranno studiare, come sono organizzate le classi e come sono composte.
Io rispondo che è dura, ma non impossibile e che sono felice di aver fatto questa scelta perché i miei compagni di corso sono interessanti, competenti e collaborativi.
Aggiungerei che senza collaborazione non si va da nessuna parte (e che in questo caso la prima impressione non è quella che conta, ma su questo ho deciso di scrivere un altro post).

Ma cosa rispondo quando mi chiedono se è fare un MBA è una buona scelta?
Sinceramente? Che non lo so (ancora).

Non so se in un anno le mie capacità e competenze saranno migliorate, non so se la mia posizione lavorativa cambierà e tanto meno non so (e tutti mi chiedono proprio questo) se il mio stipendio aumenterà il prossimo anno o in due anni o più.

Quello che so è che ogni giorno uso le cose che ho imparato fin qui. 

Quindi Serena: buona fortuna con il tuo MBA e ci vediamo in Bocconi!

 

Come al solito questa cosa l’ho scritta anche sul Financial Times quasi uguale uguale.

 

* HO DIMENTICATO QUALCOSA? ::

settembre 2014Per prepararmi al nuovo inizio d’anno (per me – oggi ricominciano le lezioni in Bocconi e questa settimana ne ho per 5 giorni, sabato compreso – ma anche per quella piccola che giovedì inizia l’ultimo anno di scuola materna) e per prepararmi alle corse, ai cattivi odori e ai disagi di Trenord, alle giornate che riprendono il giusto ritmo, ieri sono stata alle terme con Jolanda e ora faccio la to-do list delle cose da fare:

prenotare il pap test

– prenotare la visita senologica

– richiamare la dermatologa

– chiamare il dentista

– trovare il tempo di stampare le foto di quella piccola o fondare una start up per risolvere il problema che so non essere solo il mio

imparare a fare il seitan

– ricordarmi di mettere a bagno i legumi una volta alla settimana

– ricominciare a leggere non solo manuali, saggi e cose così (o smettere di avere solo amici che scrivono manuali e saggi)

– fare sport una volta alla settimana in pausa pranzo

– finire il vino e ordinarne di nuovo

– …

Che te ne frega a te della mia to-do list?
Magari ci sono cose d’interesse comune o magari ho dimenticato qualcosa che puoi suggerirmi.
Ho dimenticato sicuramente qualcosa… cosa c’è nella tua do-to list di settembre?

 

* LE DONNE? RACCATTAPALLE ::

Mi piace sfogliare le riviste, cliccare a più non posso sulle gallery della Milano Fashion Week e Miss Italia mi annoiava un po’, ma nulla in contrario a una gara di bellezza.
Ma l’idea che una squadra di calcio abbia scelto di avere raccattapalle donna non mi piace.

Non mi piace perché il mondo del calcio è un laboratorio di pensiero nazional popolare e le donne che fanno da contorno in un contesto dove i maschi vincono e loro raccattano non mi sembrano un buon esempio.

Mi fa pensare a Stupore e tremori, dove Amélie Nothomb racconta la sua esperienza nel mondo del lavoro giapponese degli anni ’90 dove a parità di titolo di studio e posizione dei colleghi le donne in riunione erano chiamate a servire il caffè.

Sul Corriere c’è una gallery di foto, se volete farvi un’idea… va un po’ così.
raccattapalle Sampdoria

 

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