* LE COSE RACCONTATE ::

Questo è il momento del chi sa racconta. Mi piace perché ho capito cosa mi manca davvero in questo confinamento: mi mancano le conversazioni su cose che non so. Tu con gli amici di cosa stai parlando? Parlate di qualcosa di diverso che non sia la cronaca quotidiana dell’emergenza? Pure cos’ho cucinato, come ho organizzato la scrivania o se faccio yoga oggi rientrano nella cronaca quotidiana. Quando mai prima avevamo scambiato così tante informazioni su spesa, pulizie, cucina, attività fisica? Mi manca tenere traccia dell’elenco delle cose di cui ho parlato a pranzo. Innamorarmi di storie e parole.

«Quando ci innamoriamo la parte destra del nostro cervello diventa molto attiva. È infatti un’area particolarmente importante sotto il profilo delle emozioni. Il linguaggio viene invece controllato quasi del tutto dalla parte sinistra. Per questo abbiamo grandi difficoltà a parlare dei nostri sentimenti e delle nostre emozioni: le aree del linguaggio poste a sinistra non riescono a inviare bene messaggi a quelle delle emozioni, a destra. Così ci mancano le parole, e ci sentiamo incapaci di descrivere ciò che proviamo», scrive Robin Dunbar*, l’antropologo britannico che ha spiegato che ognuno di noi può coltivare relazioni sociali stabili con un massimo di 150 persone, anche se può avere migliaia di contatti sui social network, senza limiti geografici di alcun tipo. Una teoria a cui tengo assai.

Alla mancanza ho rimediato così, ascoltando e leggendo storie di cose che non so:

Cose di cui mi piace sapere di più.

E ora torniamo a parlare delle solite cose, che mi viene bene.

IL BIGNAMI DEL MARKETING

  • Poter realizzare un evento digitale non significa che tu debba farlo per forza. Non lo dico io, sembrava eh? No, lo dice Google.
  • E se non t’ho ancora detto abbastanza per convincerti a pensare al poi, sappi che Gianluca Diegoli ha aperto un canale Telegram apposta su business e consumer sentiment: Covid business data, magari ti torna utile.

CONSIGLI PER LEADER PROMETTENTI

  • Cos’è la paura di perdere l’occasione di dire la nostra su ogni argomento? Lo spiega Antonio Pavolini in una chiacchierata con Vincenzo Cosenza.
  • «(…) siamo più indaffarati di quando avevamo una vita normale: non riusciamo ad accogliere il cambiamento, vogliamo mantenerci in contatto, vogliamo coprire le distanze, collegarci, irretirci, unirci, sentirci, parlarci, dirci vicini, rassicurarci, dimostrarci che ci siamo, ci saremo sempre», racconta Simonetta Sciandivasci che parla (anche) delle relazioni a distanza ma di ‘sti tempi è tutto una metafora per le relazioni che saranno poi.

📖 STO LEGGENDO tante cose diverse. Per ora ho abbandonato Roth sul divano. Subito dopo aver letto L’impossibile è già successo: ciò che il coronavirus può insegnarci sulla speranza, sul Guardian, in cui si dice che «Il futuro non sarà qualcosa di simile al passato, nemmeno il passato molto recente di un mese o due fa», ho letto che i panda si sono riprodotti dopo anni di tentativi. La speranza, appunto.

* La citazione di Robin Dunbar che ho copiato su viene da Perché il cielo è azzurro? Risposte facili alle domande difficili dei bambini (BUR). Dentro ci sono anche Stefano Bartezzaghi, Jeanette Winterson, Noam Chomsky e Luigi Farrauto che non se ne vanta abbastanza e che in questi giorni ha scritto questa cosa qui: «Da quando l’epidemia è iniziata mi è stato affidato da Treccani l’ingrato compito di disegnare una mappa che tenga traccia, ogni giorno, dell’entità del fenomeno e dei paesi coinvolti. Insomma, seguo lo spostamento del mostro e produco un bollettino quotidiano. Non sono un medico, ma un cartografo: traccio rotte, trasformo dati in elementi grafici e intanto spero di cavarci qualche informazione, distratto come sempre dai confini del mondo. Ogni singolo giorno, in fondo, è come se viaggiassi assieme al virus. Lo sto tenendo d’occhio guardando il pianeta dall’alto e non da altezza d’uomo, in quella prospettiva protetta dai rischi che è la rappresentazione geografica e che mi ha fatto sentire disumano, un grigio contabile deputato a confrontare numeri e ingrandire cerchi».

🗄️ DALL’ARCHIVIO


RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

Quello che hai letto è la newsletter che ho spedito il 9 aprile 2020 e ha avuto un open rate del 53.5%.

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